L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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FRAMMENTO MUSIVO DI GIOTTO IN S. PIETRO

Quando e come si sia veramente esplicata l'attività artistica di Giotto a Roma non
è stato sinora facile a dirsi per la mancanza sia di opere sicure, sia di documenti sincroni.1
A dir il vero, anche ai profani di ogni storia d'arte è nota la paternità giottesca di una grande
decorazione musiva, rappresentante la Navicella di Pietro — simbolo perenne dell'adora
semplice pescatore di lago, ma futuro capo della Chiesa di Cristo — sbattuta dalla tem-
pesta.

Ancora oggi si vede in un musaico del portico della grandi' basilica patriarcale l'epi-
sodio dell'Evangelo « uomo di poca fede, perchè dubitasti? » sul fondo di un mare agitato e
di una nave sbattuta in esso.

Ma è impossibile riconoscere in quell'opera, vessata da tante traversie e rifacimenti,2
quella primigenia che Giotto aveva posto sulla fronte interna dell'antico quadriportico del
Paradiso nella basilica vaticana.

Il nome del grande fiorentino e, in qualche modo, la traili/ione iconografica furono
mantenuti a forza e trasmessi a noi, quando era possibile parlare di un'opera d'arte sulla
basi' di semplici notizie esteriori ad essa, assunte alla dignità di documenti probatorii,
mentre poi completamente faceva difetto il documento principe, che è l'opera stessa. Co-
munque, il maestro fiorentino era stato in Roma; e la sua venuta nella città, dove per
l'arte di Pietro Cavallini si stavano aprendo vie nuove alla pittura, come già una fiorente
scuola di scultori, architetti, decoratori vi avevano determinato correnti di rinnovazione
nell'architettura, non poteva essere senza efficacia sullo sviluppo ulteriore del suo genio.
Adolfo Venturi, nella sua Storia dell'Arte,3 aveva intravveduto giustamente, per la deter-
minazione della personalità di Giotto, una lacuna tra le pitture, che sicuramente potevano
a lui attribuirsi nella chiesa superiore di S. Francesco in Assisi, e le celebri pitture di Santa
Maria della Carità all'Arena in Padova.

Era quindi naturale che, eziandio indipendentemente dalla tradizione che, univa
il musaico della Navicella al grande Giubileo di Papa Bonifacio nel ijoo, si collocasse
proprio la venuta di Giotto a Roma tra il 1298, data probabile della fine delle pitture asM-

' La data tradizionale della prima attività ar-
tistica di Giotto in Roma fu recentemente di-
scussa da L. Venturi (cfr. La data della attività
romana di Giotto, in L'Arte, 1918, p. 229 e seg.) il
quale credette più attendibile la data dell'anno
1320 anziché quella corrente fra gli anni 1298-1300.
Le sue conclusioni, tratte da argomenti di carat-
tere negativo, furono seriamente contradette da
Pietro Fedele (cfr. Bibliografia, iti Archivio della
R. Società, Romana di Storia Patria, 1918, p. 353
e seg.) e da altri. (Cfr. di nuovo LIONELLO VEN-
TURI, La Navicella di Giotto, in L'Arte, 1922, p. 69,
nota).

2 La storia delle vicende subite dal musaico della

Navicella fu narrata in parte da A. Munoz, in
Reliquie artistiche della vecchia Basilica Vaticana
a Boville Etnica (Bollettino d'Arte, 191 r, p. 161
e seg.); riassunta poi di nuovo con maggior am-
piezza da Cascioli ('■., in La Navicella di Giotto a
S. Pietro in Vaticano (Bessarione, XXXII, 1916,
p, 1 18 e seg.ì. Per ultimo L. Venturi nel suo ar-
ticolo su La Navicella di Giotto (L'Arte, 1922) ci
diede la storia iconografica del musaico. (,)uasi
tutta la bibliografia sull'argomento può dirsi ci-
tata nei tre articoli suddetti, ai (piali perciò ri-
mandiamo.

■! Cfr. A. Venturi, Storia dell'Arte italiana,
voi. V (Milano, 1907), p. 291 e seg.
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