L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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PER IL PISANELLO

All'illustre Signjre C. F, Hill (Britisli Mtiseum).

Sembra un sogno che ancor oggi si possa trovare un'opera da aggiungere alla serie raris-
sima delle pitture pisanelliane. Eppure alla Casa Duveen è occorsa l'immensa fortuna di
rintracciare del grande Veronese un ritratto di dama (fig. i), di bellezza non certo inferiore a
quelli del Louvre a Parigi e dell'Accademia Carrara di Bergamo. Più antico nella serie
magnifica è il ritratto di una principessa di casa d'Este, nel Museo del Louvre, di squisita
raffinatezza pittorica, di tenuissimo eppur morbido rilievo, appena tocca da impercetti-
bili accenti d'ombra nell'angolo delle labbra arcuate, del naso, dell'occhio fisso, nei
solchi del nastro di seta che lega le chiome: ultimo forse il ritratto di Lionello d'Este,
dove 1'arte del medaglista domina, l'immagine, tagliata a metà del busto, s'inquadra,
ampia, nel telaro del dipinto, come nel disco delle medaglie onorarie del marchese di
Ferrara. Alla morbidezza pittorica data al rilievo del profilo muliebre, succede uno
studio sottile di graduar le distanze minime fra i piani: le guance, lievemente arroton-
date nella damigella del Louvre, si tendono; l'occhio, ivi leggermente incavato, affiora,
nel ritratto di Lionello d'Este, al piano della guancia; l'orecchio, nei ritratti del Louvre
e Duveen rilevato ai contorni come da luminosi cordoni, si appiattisce aderendo al cranio,
nel ritratto di Bergamo, opera del tutto omogenea alle medaglie eseguite dal Pisanello
per il principe estense.

11 ritratto Duveen ha il taglio del primo: l'immagine, tronca al disotto della cintura,
si eleva con gotica snellezza nel campo del quadro; il principio pittorico domina: il rilievo
raggiunge, pur nella sua tenuità estrema, un'ideale morbidezza di piani. Ma il genio di
Antonio Pisano ha raggiunto la sua piena espansione: la rotondità tenue, uniforme, pre-
ziosa, che nella testina del Louvre non lascia indovinare la struttura scheletrica, si muta
in un'impercettibile vicenda di scavi e di rilievi, di piani ondati che sottintendono, senza
consentirle risalti nocivi alla raffinatezza del laminare rilievo, l'impalcatura scheletrica.
Tutto dimostra un grado di sviluppo maggiore che nel quadro del Louvre: l'occhio
incassato profondamente nell'orbita, la palpebra come valva di conchiglia, plasmata sulla
rotondità del globo, l'orecchio, non più di cartilagine, ma di felpa soffice; soprattutto il
superbo effetto decorativo raggiunto per la cornice curva che racchiude la figura tra la
voluta bizzarra del turbante e l'arco della collana di globuletti aurei a traforo.

Negli altri due ritratti l'effetto decorativo è aiutato dalla fioritura fantastica di corolle
fluorescenti sul fondo cupo della siepe; scaturisce quasi più dal fondo che dall'immagine:
nel ritratto Duveen, il campo è scuro, uguale: l'interesse s'accentra nell'immagine, nelle
multiple luci sprigionate dai trifogli aurei sulla veste, dai globuletti della collana,
lievi come fiocchi di seta, dalla nebulosa fosforescenza delle campanule che adornano il
colletto, dagli anellini d'oro e dal cupo smalto dell'edera sul turbante di ricchezza orientale:
l'effetto, più raccolto, isolato dall'ombra attorniante, acquista una intensità, una espres-
sione di raffinatezza maggiore. Il contrasto tra il fondo unito cupo e le vesti fosforescenti si
ripete tra il fondo bruno delle stoffe e la triplice nota dei bianchi: il candore glaciale del
colletto taglia con improvvisa crudezza il bianco dell'ermellino, falda soffice di neve, e
l'avorio delle carni; squilla acuto tra quelle delicate morbidezze di toni.

Il massimo valore pittorico e decorativo dell'arte di Pisanello coloritore è raggiunto
dal ritratto Duveen, che è, anche, una fra le più penetranti definizioni di caratteri fissate
dall'occhio acuto del medaglista. Il portamento altiero, accentuato dal taglio rigido dell'alto
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