L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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LE OPERE DI ANDREA DEL SARTO

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senza sforzi energetici, sul proprio asse., le figure, e il rafaellismo sempre mescolato alle
cose di Andrea, malgrado le proporzioni michelangiolesche, manifesta ancora una volta
quali fossero le intime predilezioni, la costante compiacenza del pittore.'

Per concludere, dirò che possiamo contare quattro tempi nell'attività di Andrea: il
primo culmina nelle luci oscillanti su forine girate in tondo della natività della Vergine;
il secondo varia tra gli sfaccettamenti velati di atmosfera luminosa della Madonna delle
Arpie e i tentativi energetici alla michelangiolesca di alcuni affreschi dello Scalzo; il terzo
e il migliore giunge alla maniera sfaldata della visitazione di Maria e dell'affresco di
Poggio a Caiano; l'ultimo, il più freddo, può èssere rappresentato dalla bravura e dal
gigantismo della Sacra Fa miglia, di cui ora ho parlato.

Tecnico perfetto, Andrea del Sarto, fra manieristi di più forte tempra, ha il inclito
d'avere più di ogni altro raccolto l'eredità leonardesca di atmosfere (latrici di moto, che
egli adattò a una sua particolare visione, nella quale sta tutta l'originalità de! suo ma-
nierismo.

Giulia Sinibaldi.

1 Seguendo l'evoluzione delia maniera di Andrea
del Sarto a traverso le numerose opere che Firenze
possiede, non ho parlato di tutte, per non dilun-
garmi su cose o troppo deboli o replicate o in parte
o del tutto di scuola. Tra <]ueste ultime nominerò
le due tavole con i fatti di Giuseppe ebreo (l'itti

sala di Flora, numeri 87 e 88), che, per me, sono
sicuramente del Bacehiacca. Un altro piccolo Bac-
chiacca che porta il nome di Andrea del Sarto è
la tavoletta con le favole di Apollo e Dafne e di
Narciso, nella galleria Corsini (mini. -|i).
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