L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ADOLFO VENTURI

trasparenza alle ombre, risalto alla cristallina purezza dell architettura esile e preziosa,
perfetto fiore pittorico del Rinascimento brunelleschiano. Le note della tricolore
tavola della Galleria degli Uffizi, tutta accordi di voci chiare argentine sull'architettura
verde, rosata e bianca, tornano a dominare nella tempera di Cambridge, e cioè il rosa
tendente al violaceo, il bianco, il verde chiaro: quasi temendo ogni tono squillante, il
delicato pittore volge al grigio la periata luce dei suoi bianchi, al cinereo dell'ulivo il verde:
velata dolcezza di toni, da cui si leva più lieto il trillo della muraglia rossa sullo smalto
azzurro del cielo, in distanza, delle pianelle rosse di Maria presso i lembi della veste vio-
lacea. La Vergine, raccolta in calma adorazione, ci ripresenta l'immagine di Santa Lucia
nel quadretto del Museo Federigo a Berlino, con la diafana luce del volto ovale, la dolce
fresca rotondità delle guance, la molle ghirlanda delle chiome a spira: l'architettura è ancora
la stessa: trabeazione con fregio di marmo violaceo, colonne sottili fasciate di seta bianca e
grigia dall'ombra e dalla luce. Ogni cosa sorride in quella purezza di dolce crepuscolo mat-
tutino: il riflesso che sfiora la palpebra dell'angelo pensoso, le pallide fiamme dei riccioli
di lino, la muraglia bianca tagliata dal verde bronzo dell'ala acuta, di rondine, le formelle
del pavimento, di un rosa carnicino soave, il legno della rozza sedia impagliata. Ma pili
ride nel fondo, traverso la bianca arcata dell'atrio, a contrasto con quel poema di rosei pal-
lori e di grigio, il lastrico bianco del giardino, la muraglia rosso mattone, col portale di
legno massiccio, il tremolìo dell'edera che scende dall'alto, a incontrar le roselline bianche
serpeggianti dal basso: tremolio di foglie, di instabili macchie verdi morenti nel grigio, che
per miracolo accosta, all'alba del Ouattrocento fiorentino, impressioni moderne di paese.
Mentre Andrea del Castagno incideva con aspra mano i contorni metallici delle sue prisma-
tiche immagini, portando nell'arte un fecondo senso geometrico della forma, Domenico
Veneziano, nelle rarissime tavole rimaste, affusa, tornisce le immagini con grazia tranquilla,
tutto abbandonandosi al suo lirico trasporto verso la luce e il colore.1

Adolfo Venturi.

1 Siamo informati che il Prof. Yashiro dell'Acca-
demia Imperiale di Tokio, alquanto precedente-
mente a noi, si accorse che il quadro della raccolta
di Cambridge apparteneva senza alcun dubbio a

Domenico Veneziano. Ci è grato di dare pubblica
notizia del fatto che attesta una volta di più come
lo studioso giapponese ri Sandro Botticelli conosca
addentro i nostri maestri toscani del Ouattrocento.
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