L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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UN FRAMMENTO DELLA PALA DI DOMENICO VENEZIANO

Santa Croce, o volete Giovanni Bellini in una tavoletta in margine alla pala di Pesaro, si
mantenevano tuttavia singolarmente affezionati a quella arcaica impalcatura offerta da
Giotto nel quadro del Louvre o almeno nel modello preciso da cui quel quadro certamente
dipende.

Ma verso il 1440, in questa ammirabile tavoletta, Domenico Veneziano, volgendo in
mente i nitori di lume accarezzati dai senesi per tutto il Trecento e pullulati finalmente in

Fig. ì. — Domenico Veneziano: Stimmate dì S. Francesco,
nella raccolta del Conte Alessandro Contini Bonacossi in Roma.

vera magia su dalle carte miniate del duca di Berry, si liberava senza fatica da quei legami
così da presentarci una scena delle Stimmate dove il primo intento è pur quello di can-
tare una storia — qualunque stona — in una luminosa contrada.

Le acque sono azzurre, rosa il monte, i celi tersi, le ripe chiare, l'erba verde. I santi
stanno sul greto attoniti, innocui come castori; il breviario scarlatto brilla al sole come
una santa coccinella. Quel po' di curiosità geologica — geologia pur sempre da speculimi
medievale — intacca appena la struttura della montagna che già questa si placa canora in
un rosa che tutta la informa, come se, nella lietezza dello sgelo primaverile, se ne fosse
discesa a valle portando con sè la tintura intatta delle aurore artiche.

Non è già —sebbene la parentela non manchi —la tavoletta fin troppo incantata del-
l'Angelico, che riduce in quei giorni a sia pur caro catechismo le più nobili aspirazioni
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