L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

tanti notevoli scritti sull'arte, come non rimpiangere con
il Cantón la mancanza di qualche pagina del Greco? Di lui
fu pubblicata una supposta corrispondenza con il Góngora
nel 1921 in una rivista madrilena, ma si trattava di un
« trucco » epigrafico. L'unico giudizio autentico del celebre
pittore che dal Tintoretto derivava anche la sua conce-
zione pittorica, è quello espresso in fine alla scritta posta
nel Panorama di Toledo, in cui il pittore spiega la ragione
della varia proporzione delle figure, con una frase che ci
rivela tutta la sua pittura: « come vediamo nelle luci » egli
dice 1 che, viste di lontano, per piccole che siano, ci sem-
brano grandi ».

Valerio Mariani.

Bokenius P.: A Catalogne of the Pictures etc,
coilected by Viscount and Viscountess Lee of
Fareham. Oxlord, privately printed, 1923.

Il catalogo di questa ricca collezione privata, adorno di
eccellenti riproduzioni, raccoglie oltre a numerose opere di
artisti fiamminghi, olandesi, tedeschi e inglesi, parecchie
pitture e sculture di artisti italiani, molte delle quali vera-
mente insigni e di gran pregio. Si offre subito alla nostra
ammirazione una Madonna cui Bambino, di Cimatale, di
poco posteriore al noto quadro degli Uffizi. li nell'arte
fiorentina rimaniamo con tre tavole adornanti fin cassone,
<lellc quali la prima, che rappresenta una battaglia, rivela
evidentemente la maniera di Paolo Uccello, le altre due
la mano di un artista vicino al cosidetto Maestro di Paride.
Alla scuola del Baldovinetti è attribuita una Sacra fami-
glia, ma noi non vi sappiamo vedere nulla della maniera
di questo maestro, e del resto non è cosa che meriti di
fermarcisi su.

Giusta invece ci pare l'attribuzione a Bartolomeo di Gio-
vanni del tondo con la Vergine che adora il Bambino pre-
sentatole da un angelo. Il gruppo scolpito in legno della Ver-
une adorante il di viti fanciullo non ci sembra affatto simile
di stile alla cosiddetta Madonna della tosse del Civitali,
alla quale pesante opera è molto, ma molto superiore: è pro-
babilmente di un maestro prossimo ai della Robbia. Lo stucco
attribuito alla bottega d'Antonio Rossellino è ricavato
come tanti altri da una delle Madonne di quell'artista. Per
il seguente si può forse fare il nome di Benedetto da Majano;
è ad ogni modo anch'esso vicino al Rossellino. Il maestro
ferrarese ignoto cui è attribuito il quadro rappresentante
Cristo e l'adultera è senz'altro da identificarsi con l'Orto-
lano sotto l'influsso del Dosso; si confronti, ad es., il vec-

chio (terza figura a sinistra) con il sacro personaggio che
s'erge sul gruppo delle donne nella Deposizione della Gal-
leria Borghese; l'altro maestro ferrarese cui è attribuita
la Pietà, potrebbe forse essere Gian Francesco de' Manieri;
si tratta ad ogni modo di uno scolaro di Ercole de' Roberti.
La Sacra famiglia attribuita al Francia è per noi di uno
scolaro, la cui mano più debole si rivela specialmente nel
putto. La Pietà del Palmezzano appartiene al periodo più
tardo dell'operosità di questo maestro, quando la sua forma
si dissecca c le sue figure divengono segaligne e lignee.

Tra i quadri della scuola Veneziana figura una Venere
allo specchio che più che alla scuola del Veronese è da atti i-
buirsi a quella di Tiziano, cuna Morte di S. Pietro martire,
rifacimento più tardo del quadro della National Gallery
(che è un autentico Giambellino), come mostra la maggior
complicazione nel paese, amplificato scenario, il maggior
numero di figure, la maggior ricerca d'effetto.

Vincenzo Golzio.

De-Mauri (T. Sarasino). « Le Maioliche di Deruta »
Bottega di poesia, Milano, 1924.

Tra le arti cosidette minori la ceramica è quella che forse
più dell'altre, ci attrae perchè di più largo uso e di più
immediato effetto decorativo nell'abbellimento della mensa
e della casa. Di particolare importanza sono, tra le maioli-
che italiane, quelle umbre, che continuano una tradizione
purissima di arte etnisca, e si adattano mirabilmente al
gusto moderno, che, ai giorni nostri, va sempre più affinan-
dosi in un'ansiosa ricerca di bellezza classica.

In questa pubblicazione, che è la sesta nella prima serie
di monografie, edite dalla Bottega di Poesia, il De-Mauri
svolge la storia delle maioliche di Deruta, dai primi cenni
documentati che risalgono al secolo SII, fino ai nostri tempi.
Interessante trattazione, in forma piana e piacevole, utile
all'amatore come allo studioso, che rende nota quanto
grande sia stata nei secoli scorsi la fama di questo piccolo
e umile paese umbro.

Rilevate le caratteristiche speciali di queste maioliche;
il colorito vivace, il disegno, i generi, le forme e gli usi
a cui servono, i motti e le sentenze che le illustrano, l'autore
ha parole di plauso per la fiorente produzione moderna
Chiude il testo una descrizione critica delle 56 belle tavole,
in cui, con giusti criteri tecnici, sono rivendicate a Deruta
alcune opere che vanno comunemente catalogate come
prodotti di Pesaro, Urbino e Gubbio.

AM. 0.

Per i lavori pubblicati ne L'ARTE sono riservati tutti i diritti di proprietà letteraria ed artistica

per l'Italia e per l'estero.

Adolfo Venturi, Direttore.

Roma - Grafia, S. A. I. Industrie Grafiche - Via Federico Cesi, 45.
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