L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIOVANNI DA S. GIOVANNI

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Infine esso richiama con troppa evidenza la De-
capitazione del Rallista del Caravaggio a Malta,
V'alletta, chiesa di San Giovanni. Identico il mo-
tivo della finestra che si affaccia nell'interno del
carcere, identica la posizione di scorcio del corpo
del Santo decapitato. Rimane aperto ed insoluto
il problema del come e quando Giovanni da S. Gio-
vanni che dipingeva il suo quadro circa 12 o 13
anni dopo quello del Caravaggio, abbia potuto ve-
dere o abbia avuto comunque notizia dell'opera
di Malta.

Dico infine, in poche parole per amore di brevità,
che sono chiare, oltre le reminiscenze raffaellesche
dei Quattro Coronati, specie nella sala degli Argenti
a Pitti, ricordi veneti e bolognesi (figg. 14-15): V()~
glio alludere ai nomi di Veronese e dei Carracci.
* * *

La posizione storica del grande affreschista to-
scano e il personale temperamento di instabile,

ELENCO GENERALE DELLE 0

* i Storia a fresco del Martirio di S. Stefano (nella
facciata dalla chiesa del Santo a Ponte
Vecchio) (La pittura non si vede più.
N. d. R.), 1616.

2. Affresco in una facciata d'una chiesa a Porta

Romana (circa il 1617) ordinato da Co-
simo II. Rappresenta la « Città di Firenze
che riceve omaggio da Siena e da Pisa,
circondata da varie divinità pagane e dalle
figure allegoriche delle Stagioni ». Lo stato
di conservazione dell'affresco è cattivo.

3. Decorazione (affresco) della cupola della

cappella maggiore della chiesa dei frati
dell'Osservanza: chiesa d'Ognissanti a Fi-
renzi (circa il 1616-17).

4. Cinque lunette nel primo chiostro di Ognis-

santi (figurò vari miracoli di S. Francesco),
condotte dal 1616 al 1619 (durante una
misteriosa malattia: reumi, alienazione
mentale ?).

5. Due tabernacoli presso via Ghibellina. Circa

1616 (ne rimane uno solo: L'elemosina ai
carcerati, con autoritratto).

6. Decorazioni esterne al palazzo di Niccolò

dell'Antella in piazza S. Croce, Firenze.
Le pitture di Giovanni sono: sulla porta
l'arme della famiglia sostenuta da tre
putti; sul ripiano delle prime finestre l'a-
morino che dorme presso il cigno, copiato
da quello del Caravaggio in galleria Pitti,

impaziente ed irrequieto, non gli permisero d'avere
una scuola, di lasciare dei discepoli, degni di questo
nome.

Fu in un certo senso l'ultimo fortunato ram-
pollo della grande famiglia toscana: felice dissi-
patore di una doviziosa ma stanca eredità. Per
questo Giovanni da S. Giovanni può dirsi una
conclusione, un arrivo, non un esordio, o una
partenza.

Pure è in lui e nell'opera sua qualcosa di asso-
lutamente nuovo. C'è indistinto, vago, un presen-
timento di un avvenire pittorico ancora lontano.
Se non riesce ad affermarsi precursore, alcune va-
porosità chiaroscurali, vaghezza di colorito, la
visione del paesaggio, il senso della luce, il rea-
lismo dì alcune scene di viva vita, ne possono fare
ora un francese del '700, ora un proto-impressio-
nista.

Giuseppe Delogu.

ERE DI GIOVANNI MANNOZZI

alcune figure allegoriche e una lupa e un
leone simboleggianti l'arme della città di
Siena e di Firenze; nel ripiano delle seconde
finestre, la figura della Giustizia, il Giove
fulminante, l'Ercole e due figure allegoriche
di donna accompagnate da un cervo e da
un orso; nel terzo ripiano, l'Architettura,
la Pittura, la Meditazione e la Fama e, nel-
l'ultimo ripiano, il ritratto di Donato del-
l'Antella padre di Niccolò.
7. Decorazioni nella « Villa la Quiete »: allegoria
della Quiete circa il 1620.

* 8. Varii tabernacoli (il Baldinucci non dà mag-
giori notizie, nè altre m'è stato possibile
averne in paese) in S. Giovanni in Val-
darno circa il 1620.
9. Due lunette « a capo delle due scale dell'ora-
torio della Madonna » (Lo sposalizio della
V'ergine, VAnnunciazione in S. Giovanni in
Valdarno, circa il 1620).

10. Decollazione di S. Giovanni Battista (olio)

nell'oratorio della Madonna (circa il 1620,
in S. Giovanni).

11. 5. Giuseppe (olio) (forse nella stessa chiesa

dell'oratorio in San Giovanni).

12. Venere che pettina Amore (quadri ad olio ordi-

nati da Lorenzo dei Medici, figlio di
Ferdinando I, Granduca di Toscana, per la
villa di Castello. Ora nei magazzini o depo-
siti di palazzo Pitti; non ho potuto vederli).
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