L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ADOLFO VENTURI

mento, ed ecco messa in rilievo la rotondità della bocca tumida e breve, simile a quella
del giovinetto nel ritratto agli Uffizi e di un giovane apostolo ne La consegna delle chiavi:
frutto di ciliegia. Anche le ciocche, ventilate e disposte con artificio elegante come intorno
alle teste della Sistina, acquistano, dove la luce le raggiunge coi suoi larghi tratti, vigorosa
determinazione plastica.

Un tocco di luce nell'occhio destro, una sintetica sfaccettatura luminosa, ci fa apparire
in rotondità l'iride: l'ombra addensata nei larghi lacrimatoi distacca il bulbo e dà pieno
valore al rilievo e al pigro volger dell'occhio nel cavò' dell'orbita. Prossimo alla rigogliosa
immagine è il celebre autoritratto della Sistina, ma la carezza del pennello, che fonde i
gradi dell'ombra e della luce, attenua nell'affresco la forza del rilievo, la magnifica unità
plastica che il disegno infonde alla massa.

Il personaggio, grasso e placido, ci guarda con occhi limpidi, trasparenti alla luce come
specchio d'acque tranquille, gli occhi di cristallo degli Apostoli che accompagnano Cristo
e Pietro, gli occhi del Perugino che si volgono a noi dall'alto della Sistina. Tra i maggiori
disegni del Quattrocento presentiamo quest'ignoto capolavoro del Maestro di Raffaello.

Adolfo Venturi
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