L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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RECENSIONI

C. Huelsen, C. Cecchelli, G. Giovannoni, V. Mon-
neret de Villard, A. Munoz, 5. Agata dei
Goti, Rema, Sansaini, 1924, pp. 206, tav. XXI.

LETTERA APERTA AL PROE. G. GIOVA NNÓNi

(hiar.mo Sig. Prof. Giovannoni,

È, suppongo, superfluo ch'io Le significhi la gioia da me
provata Dell'apprendere l'iniziativa da I ci cosi intelligente-
mente assunta, allo scopo di dotare la storia di Roma e del-
l'arte in Roma di una serie di monografìe scientificamente
complete intorno alle Chiese dell'Urbe; quella gioia è troppo
naturale. E altrettanto inutile ch'io Le ripeta qui le rifles-
sioni che inevitabilmente sorgono nella mente di uno storico
d'arie nella visioni' dell'utilità prodigiosa che da un simile
monumento filologico discenderà; quelle riflessioni 1 11 ha
espresse troppo bene la S. V. adducendole a legittimare la
magnifica impresa; e perciò le risparmio,

10 ho adunque preso cognizione con grandissimo interesse
e con non minore profitto, del primo volume testé dedicato
alla Chiesa di S. Agata dei (ioti; quale copia, infatti, di no-
tizie e di osservazioni preziose è ivi raccolta e coordinata
in modo quasi imperfettibile nelle ricerche del Huelsen,
del Cecchelli, del Monneret de Villard e soprattutto della S. V. !

I.a quale si rallegrerà pertanto, ne sono sicuro, ch'io
riferisca sulle colonne di questa rivista il risultato personale
cui, nel corso di studi generali intorno alle Chiese di Roma,
son giunto da tempo in riguardo ai brani secenteschi ancora
conservati in S. Agata dei (loti; e che, con mia grande sor-
presa, non collima affatto coi dati forniti al pubblico nel
libro testé citato, dall'estensore della parte special'1 secen-
tesca, prof. A. Mufioz.

11 noto studioso inizia con un breve accenno all'affresco
del tardo cinquecentesco Giacomo Rocca, già esistente nel
catino absidale di detta chiesa e poi sostituito da altra pit-
tura nel restauro del Seicento, aggiungendo a tale proposito
che le (lue ligure di Virtù nei due triangoli dell'arco absi-
dale sono, a suo parere, probabile resto di quell'opera del
Rocca, fi facile confutare tale ipotesi osservando che le due
ligure ìh questione sono su tela e non a fresco e che non sol.
tanto per questo particolare, del resto quasi decisivo, ma
anche per il loro stile, appartengono chiaramente alla serie
di pitture in tela secentesche della nave centrale, al pari
delle altre due figure di Virtù allogate ai fianchi dell'organo.

Una questione anche più grave insorge a proposito della
serie principale di tali pitture, dedicate ai fatti salienti della
vita di S. Agata.

Il Prof. Mufioz le attribuisce a Gian DomenicoCerrini detto
il cavalier Perugino e a convalidare tale asserzione aggiunge:

« Che Gian Domenico Cerrini sia l'autore della pittura di
S. Agata ce lo dicono le vecchie guide, e ce lo conferma il
confronto stilistico con le altre opere sue, specialmente con
gli affreschi della vòlta e della cupola di S. Maria della Vit-

toria; invece Lione Pascoli, nella sua vita del maestro perù- „
gino non fa paiola dei lavori di S. Agata».

Mi occorre qui registrare punto per punto le divergenze
delle mie ricerche da questo gruppo di affermazioni del pro-
fessore Mufioz. Ed ecco:

1" K assolutamente errato che le vecchie guide attribui-
scano le pitture di S. Agata a Gian Domenico Cerrini. Al
contrario tutte le guide le (piali suppongo anche il professor
Mufioz voglia, di concerto con me, ritenere e definire « vecchie »
e cioè tutta la serie che va dalla iJ edizione del 'liti fino al
Nibby, hanno sempre concordemente, attribuito le pitture
di S. Agata non a Gian Domenico ma a « Paolo Perugino
allievo del Cortona ».

È proprio soltanto nelle guide moderne ed, oltre che mo-
derne, eattive, dico nei vari Melchiorri, Bonelli. Pistoiesi
apparsi nel corso dell'800 fino all'apice loro, noto sotto il ti-
tolo di « Le Chiese di Roma » per Diego Angeli, che Paolo
Perugino si trasforma in Gian Domenico Cerrini.

2" Anche a parte il « nego majorem » con cui le « vecchie
guide » ci hanno fatto (li già per lo meno sospendere l'attri-
buzione delle pitture di S. Agata a G. Domenico Cerrini, os-
serviamo che sarebbe assolutamente impossibile stabilire
un confronto fra quelle pitture e le altre che il Munoz af-
ferma de! Cerrini e cioè con « la vòlta e la cupola di S. Maria
della Vittoria », per lo meno nella forma proposta dallo scrit-
tore, e ciò per la forte ragione che la tòlta di S. Maria della
Vittoria non è del Cerrini, ma soltanto la cupola.

Nè il Pascoli nella vita del Cerrini ri dice ch'egli sia stato
autore della vòlta di quella chiesa; nè alcuna vecchia guida
ci ha mai saputo indicare chi ne sia stato il pittore, fino a che
il Vasi, se non erro per primo, nel 1770, ce la dichiara opera
di « Giuseppe e Andrea Orazi fratelli»; notizia inavvertita
dall'Angeli che estende l'attribuzione al Cerrini anche alla
vòlta, apparendoci pertanto come fonte per l'affermazione
del prof. Mufioz.

Sono cedesti Grazi gli stessi artisti che secondo il Titi
del [763 dipinsero nelle vòlte laterali di S. Maria dell'orto
e che giusta il Titi originale del 1686 erano, verso quel-
l'anno, 1 giovani principianti ma di tutto spirito ». La vòlta
della Chiesa della Vittoria va dunque posta sul finire del
secolo xvii o sui primi del seguente t d è perciò di circa tre
quarti di secolo posteriore alla cupola del Cerrini, come un
occhio esercitato può scoprire senza grande difficoltà e senza
sussidio di documenti, giungendo anzi persino all'altra con-
seguenza che anche i pennacchi della cupola appartengano
agli Orazi che li dovettero probabilmente sostituire a
quelli deperiti del Cerrini, di cui pertanto non rimane oggi
che l'affresco del catino. D'altronde, che cupola e vòlta
della Vittoria appartengano a due periodi distinti della de-
corazione della chiesa è riconfermato anche dal fatto che
mentre la cupola del Cerrini è relativa alla primitiva desti-
nazione della Chiesa a S. Paolo, la vòlta si riferisce invece
alla consacrazione successiva alla Vergine della Vittoria
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