L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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RAVENNA E I PRINCIPI COMPOSITIVI DELL'ARTE BIZANTINA 267

dei marmi traforati bizantini, che adatta ed al-
terna sul piano un intreccio di bianco e di nero,
dove sono assorbite la linea e la forma.

Conclusione. Postici davanti all'effetto com-
plessivo di un monumento bizantino, coi suoi ca-
ratteri particolari e coi suoi interrogativi, ci parve
di trovare nella mancanza di forma architetto-
nica rigorosa e interessante per sè, nella veduta
piana e nella composizione a cui tutto, costruzione
ed ornamento, si sottomette, un primo generico
criterio. Ne abbiamo perciò cercato rapporti
coll'animo bizantino, colla sua idea dell'arte, rolla

effetto di colore intensificato dall'ordine; ed unità
sistematica esaltata dai colori splendenti.

Le osservazioni ripetute di staticità, di monoto-
nia, di rigidità delle figure sono ormai vane. Se
vogliono essere giudizio positivo, sono insufficienti;
se demolizione, sono erronee. Le figure bizantine
sono statiche perchè entrano nei rapporti del piano;
l'immobilità è condizione necessaria del raggrup-
pamento; il poco svolgimento dei corpi, e, per
esempio, le braccia spesso raccolte con la persona,
è condizione della loro grandezza, non inferiore a
quella classica.

Ma il Diehl, parlando di influenza classica parla

sua religiosità. La contemplazione oggettiva ci
è sembrato il carattere comune.

Traverso l'arte classica e quella orientale ab-
biamo cercato poi di illustrare e chiarire i due cri-
teri di decorazione e di unità costruttiva, che la
prima visione ci aveva rivelato, per ben capirne
le esigenze, le possibilità, la grandezza.

Ed infine, nei monumenti di Ravenna abbiamo
trovato dimostrata la validità dei nostri criteri
conduttori. Con unità di spirito nei vari generi
artistici l'arte bizantina dal VI secolo parla dai
musaici, dai marmi e dalle facciate di mattoni.

Ma raramente la sua voce fu intesa. Non è
stata vista che la veste preziosa, lo sfarzo, la ric-
chezza, e l'animo ne è stato sdegnato.

Essa è apparsa a noi come l'unità di conce-
zione, classica, la quale fa sua la sensibilità del
colore e del piano propria dell'oriente; quindi:

sempre di ellenismo: per le architetture come sog-
getto di decorazioni, per la ricerca di novità nei
colori, per il gusto dei ritratti; perchè un'im-
pressione di vita data ad un volto per sintesi di
elementi e per energia d'accento non dovrebbe
essere che somiglianza con un viso umano.

Ebbene, si guardi pure l'arte alessandrina e si
cerchino i musaici pompeiani per trovarci un rap-
porto con questi di Ravenna. Si vedrà che la
figurazione di animali, di drappi, di fregi, là non
segue mai una composizione piana, ma rimane
sempre isolata (e non sempre bella) sul fondo:
per esempio, il musaico delle colombe sulla cop-
pa di un pavimento di Pompei1 ha un fondo va-

1 Nel Musei) Nazionale ili Napoli. Vedi: Case e Monumenti
di Pompei, voi. III. Sei nuovi scavi, Tav. V, oppure nel Lu-
ckemback. Vedi anche l'esempio dato più indietro.
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