L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ADOLFO VENTURI

lo sguardo sul volto del messo di Dio. Ma questa timidezza d'aspetto, e in generale la
concezione della scena, pur così studiata dai prototipi vinciani, dimostrano come il lin-
guaggio di Leonardo sia poco inteso dal suo imitatore, il quale ha saputo dar un'impronta
propria al modello. Scompaiono i fiori e le erbe che folleggiano nel viridario di Leonardo
investiti dall'aria mossa per lo slancio dell'angelo; scompare il contrasto della nera guardia
di cipressi col cielo biancheggiante: al viridario è sostituito un atrio chiuso dalle muraglie
della casa, dai blocchi di pietra del bancale che la luce di un pallido giorno rade. Così
profilato di luce è lo stipite della porta, a gradi brunelleschiani: le ombre delle due im-
magini si riflettono nella trasparenza della pietra, leggiere.

Leonardo, nella tavola degli Uffìzi, pone Maria seduta davanti a una casa signorile,
presso un leggìo riccamente scolpito; Lorenzo di Credi le dà per isfondo povere muraglie
che ci lasciano godere intatto il volume della pietra, come il bancale squadrato con ada-
mantino nitore: anche l'ombra della finestra, tagliata nel vivo del mure, aumenta l'ef-
fetto plas-tico della scena. Il leggìo è disadorno; sovr'esso posa un libro, minuscolo gin-
gillo in armonia con le fragili mani e la testina della Vergine, rotonda, timida, con occhi
che sembrano soffrir della luce. Tanta povertà e semplicità d'aspetti risponde alla dol-
cezza lirica del colore pauroso di ogni accento, velato e sommesso, alla pace del paese
deserto, prototipo ai lembi romantici di terra che ci ammaliano nei fondi dei quadii
dipinti da Fra' Bartolommeo e da Mariotto Albertinelli durante la loro giovinezza.

Adolfo Ve nitri
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