L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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MARIO LABÒ

borazione dei modi consueti dell'Alessi, eseguita con una originalità e una coerenza che
non sapremmo attribuire che a lui.

Molti scrittori, i più, anzi, ritengono che l'Alessi, oltre alle fabbriche di cui curò l'ese-
cuzione, altre ne progettasse, di cui rimise ai committenti i disegni, senza occuparsene
altro. Non bisogna abusare di questa tradizione, che se ve spesso, purtroppo, a dirimere
provvidenziali difficoltà cronologiche. Ma certo essa si applica alla Villa Scassi, costruita
circa il 1563 da Domenico Ponzello. E si deve anche applicare alla Villa Grimaldi, almeno
nel senso ch'egli abbia dato copiosi e fondamentali consigli al suo collaboratore di Cari-
gnano. Anzi, il trovare a capo della costruzione costui, Yantclamo abituato ad ubbidire,
farebbe pensare che sia stato l'Alessi ad introdurlo e raccomandarlo al Grimaldi. Ed il
fatto che per la prima volta nei cantieri di questa villa egli sia elevato al rango di archi-
tetto, va forse attribuito ad una così autorevole protezione.

Richiamandoci un momento al troppo creduto o troppo screditato Vasari, avvertiamo
ch'egli nomina, fra le architetture dell'Alessi in Liguria, un palazzo di Batista Grimaldi.1
La coincidenza del nome è recisa: adotta la familiare forma ellittica (per Giovanni Bat-
tista) con cui il fondatore di Villa Grimaldi è costantemente designato nei documenti.
Chiesto è segno di informazione precisa; ed è probabile che fosse allora notoria la pater-
nità creativa dell'edificio, che non ha lasciato tracce nei documenti, ma si testimonia
da sè.

Quello che dai nostri documenti emerge, è che Galeazzo Alessi non ebbe parte alcuna
nella costruzione del palazzo. E gli effetti si veggono, specie nella decorazione della fac-
ciata Lo sviluppo dato all'ovolo, e quei tanti specchi rilevati nel basamento del secondo
ordine, mostrano l'influenza del Castello più che il ricordo dell'Alessi. E nel coronamento,
soltanto il desiderio di imitare a tutti i costi la Villa Cambiaso potè indurre a dipingervi
finti balaustri. Quando non li poteva fare di tutto rilievo come a Villa Cambiaso, quando
il suo coronamento era un muretto tutto sodo, come nella Villa delle Peschiere, Galeazzo
Alessi non ricorreva a finzioni puerili. Animava e interrompeva con qualche pilastrino
sporgente il suo parapetto, e poi lo tinteggiava come il resto della facciata.

Da quanto siamo venuti esponendo, risulta che la Villa Grimaldi va considerata
opera della scuola dell' Alessi. Se fosse un quadro, si direbbe di bottega. E non si tenga per
definizione ingloriosa; perchè è un'autenticazione limitata, ma certa; e molte opere dichia-
rate assolutamente del maestro gliela dovranno invidiare.

{Continua) Mario Labò.

1 Vasari, Opere (ed. Milanesi), voi. VII, p. 554.

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