Bullettino archeologico Napoletano — N.S.2.1853-1854

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acquisiate dal rcal museo Borbonico: ed io ne conosco
un altro somigliante, che ci presenta il gallo volto a
sinistra, laddove in questo da noi pubblicato l'uccello
è rivolto a destra. A bene intendere questo raro e pre-
gevole monumento, ricordo che il gallo è un augello,
il quale ha stretta relazione col nascer del giorno , e
colla luce. Vedi su di ciò le classiche autorità raccolte
dal Bochart (Hierozoic. lib. I. c. XVII p. 120-121),
dal Lindenbrogio (ad Censorinum de die nat. cap.
XXIV p. 126), dal Raderò (ad Marlial. lib. IX ep.
70), dal Iungermanno (ad Polluc. I, 71 not. 70p.
46 ed. Hemsterhuis), dall'Heinsio (leclion. Theocrit.
c. 12), e per tacer di al fri, dal Bartolino (de luce a-
nimalium p. 222 seg. ), il quale alla cresta del gallo
mostra essersi pure attribuito una specie di splendore.
Essendo indubitata una tale relazione del gallo col
sorger del giorno , e coli' Aurora , noi crediamo fi-
gurarsi appunto Hemera o \' Aurora nelle due terre-
cotte, di cui ragioniamo. In conferma della nostra at-
tribuzione ci piace di ricordare le medaglie à'Himera
di Sicilia, ove da prima l'immortale Eckbel vide la
relazione del tipo del gallo, 1'uccello del giorno (rrfi
TlfXEpaS, o IfjLspcts), col nome stesso della città (doctr.
num. vel. tona. I. pag. 212): ed assai a proposito il
dottissimo Cavedoni citò il frammento di Simonide
appo Ateneo (lib. IX p. 374), ove il gallo è detto
ìfXzfOQwvos ( spie. num. p. 27). La quale osservazione
confermasi dalla lezione di un codice di Ateneo, ove
si legge rifA5p4p«/vos, che il eh. Bcrgk riduce in i[nÀ-
pó^covos, per restituire la voce alla forma dialettica
(poclae lyr. gr. p. 771 Simon, fi*. 81 ). Del resto av-
vertiamo che il sommo Isacco Casaubono aveva già
osservalo doversi leggere rjx-pó^iuivos dìei riunlius (a-
nimad. in Alhen. pag. 646). A confronto tanto della
sicula medaglia quanto de' nostri monumenti fanno
assai bene alcuni altri luoghi di antichi scrittori, che
non sarà inopportuno andar qui ricordando. Trovia-
mo presso Plinio, parlando appunto del gallo: diem-
que venienlem nunciant canlù (lib. X c. 21), le quali
espressioni corrispondono a quella di rjxspé^eovos a-
doperala da Simonide. Nò diversamente favella Isi-
doro , dicendo: quorum vox diei ostendit pracconium
(etym. c. 30 tona. I, p. 118 edit. Matrit.). Polibio

dice che siccome le trombe in tempo di guerra, cosi
i galli nella pace risvegliano chi dorme rròv opSpov
(lib. XII, 26, 1 ) : ora è ben risaputo che l'épSpoS è
il far del giorno, o l'aurora. Più importante si è un
luogo di Platone: Wpysff&xt dì nrpòi .'HMÉPAN,-$yj
àXsz?pvóywv 'oSìiirun ( Sympos. in fine ) ; Luciano fa
dire al gallo nel suo gajo dialogo : yvu/pMVyàp ovros
a\{/Si$sWaTos ixoi TrpoGzka.vvovGr? 'HMÉPÀX (galiA),
e finalmente Plutarco dice che il gallo Iwfl/vV ottì-
S^Wév &poLV (de Pylh. orac. XI p. 400 C). Da tutti
i quali confronti ci sembra assai probabile che nelle
nostre terrecotte sia effigiata la dea del giorno, quella
stessa che richiama alle medesime idee risvegliate dal
crestato augello, su cui si vede assisa, percorrendo il
suo cammino. Non posso tralasciare di discorrere in
questo luogo di un altro monumento, che riesce di
particolare importanza paragonato con quello del real
museo. Trattasi appunto di un'altra terracotta del mu-
seo di Karlsruhe , rappresentante un giovinetto con
frigio vestimento seduto sopra di un gallo, e tenendo
fralle mani un altro gallo proporzionato alla sua per-
sona. Il eh. Gerhard, nel darne notizia, opinò che po-
tesse pensarsi à Phosphoros (Archaeol. Zeitung 1851
Archilèi. Anzeiger p. 29). Per quanto è da reputare
ingegnosa una tale spiegazione, e conveniente alle me-
desime idee da noi sviluppate pel gruppo del real mu-
sco Borbonico, pure non ricordiamo alcun filologico
confronto, che metta il gallo in relazione con Fosforo.
A ciò si aggiunga che le stesse forme di quella divi-
nità non corrispondono appieno a quelle, che furono
attribuite all'astro foriero del giorno. Il eh. dottore
sig. Cristiano Walz di Tubinga, nel pubblicare il detto
monumento (iiber der Polychromie der antiken Seul-
pluf, Tubingen, 1853 tav. II n. 1), esprime un'altra
idea ; cioè che fosse un uomo , il quale cavalca su
di un gallo verso il tempio di Eseulapio , per recare
ivi la sua offerta (mem. di. p. 10 not. 23) (i). Non
sapremmo affatto seguire la opinione del sig. Walz.
Essa trova la opposizione nella enorme grandezza del
gallo paragonata a quella dell'uomo, la quale per-
suade a ricorrere ad altre idee mitiche e simboliche,

(1) Es ist ein Genesener, wclclier auf einera Hata zum Tempol
des Aescwlapius rcilet, um dori seiu Opfer zu bringen.
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