Bullettino archeologico Napoletano — N.S.2.1853-1854

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BULLETTMO ARCHEOLOGICO NAPOLITANO.

NUOVA SERIE

N.° 30. (6. dell' anno II.) Settembre 1853.

Brevi osservazioni sopra un bassorilievo minano.—Di un denario di Famiglia incerta, comunemente attribui-
to a Giulio Cesare, che vuoisi restituire a L. Cornelio Siila. — Sul Vero ter consule nella epigrafe di
Urso Togato: lettera del eh. sig. A. Gervasio al sig. Giulio Mincrvini, con osservazioni del eh. sig. Conte
B. Borghesi.—Notizia di due iscrizioni messapiche.—Notizia di una iscrizione puteolana.—Descrizione di
alcuni vasi dipinti del real museo Borbonico. Continuazione del n. 16.

Brevi osservazioni sopra un bassorilievo cumano.

Nella nostra tavola I di questo secondo anno del
Bullellino fig. 2 , abbiamo pubblicato in piccole di-
mensioni la faccia anteriore di un antico sarcofago
scavato parecchi anni fa nel territorio dell'antica Cu-
ma. Appartiene esso al Signor Eugenio Martorelli
in Napoli, il quale me ne ha gentilmente permessa la
pubblicazione. La grandezza del monumento è palmi
8 per 2,25: lo stile ed il lavoro è certamente romano,
come si desume pure dall' architettura che vi si os-
serva; ed in varie parti, e principalmente nelle teste
delle figure, può giudicarsi negletto e trascurato anzi
che no. La complicata rappresentazione , che adorna
la parte anteriore del sarcofago, può considerarsi di-
stinta in tre differenti scene. La prima ci offre agli
sguardi l'arrivo di Pelope alla magione di Enomao
per chiedergli di entrare in lizza per lo consegui-
mento d' Ippodamia. Sono notevoli le due tesle so-
spese in alto ad un arco della casa di Enomao , che
appare in lontananza. Sono esse destinale ad indicare
i tronchi capi degli altri giovani infelici, i quali ri-
cercando prima di Pelope la mano d'Ippodamia fu-
rono dal padre di costei trucidali ed offerti ad atroce
spettacolo a chi osasse attentarsi a contrastar con lui
per l'avvenire. Questa particolarità, che si osserva al-
tresì in un magnifico vaso pubblicato negli Annali
dell'Istituto 1840 tav. d'agg. N-O, fu sufficientemen-
te illustrata dal dottissimo pr. Ritschl (cit. voi. degli

Annali p.l8l not. 1.). Nel giovine col pileo ricurvo
anno ir.

ed armato di spada dee riconoscersi Pelope, il quale
non ancora è venuto alla presenza del re. Questa no-
stra attribuzione si rende sicura dal considerare che
dello stesso modo armato di spada scorgesi Pelope
nella seconda scena posteriore della corsa, della quale
diremo tra poco. L'altro giovine similmente vestito
è uno de' compagni di Pelope, che reca ad Enomao
una lettera per parie del giovine figlio di Tantalo, di-
mandando ospitalità, e forse ancora le nozze d'Ippo-
damia. In altri monumenti reggiamo Pelope recarsi
alla impresa insieme con altri compagni (vediBrunu
negli Annali dell'Ist. 1846 p. 177, s., Mon. dell'I st.
voi. IV tav. XXX : vedi pure ciò che ho scritto nel
Bull. Ardi. nap. an. VI p. 64 e seg.). Il principe di
Elide contrassegnato dal regio diadema ascolta con
fiero viso le proposte di-quelmessaggiero. E notevole
che delle figure, le quali assistono il re, una ne ap-
poggia il pesante scettro, per liberarlo dall'incomodo
di sostenerlo.

La seconda scena esprime il momento della puni-
zione di Enomao , e della vittoria di Pelope. Vedi
l'auriga Mirtilo cercare di far risorgere i cavalli pre-
cipitati al suolo per la scossa del rovesciato cocchio ,
mentre il vecchio re di Elide caduto bocconi a terra
apparisce aver già subilo l'estremo fato. Due figure
una barbata e l'altra imberbe munite di corti giavel-
lotti mostrano co' loro atti di spavento e di maravi-
glia di appartenere al seguito di Enomao. Pelope in-
tanto , correndo precipitosamente i cavalli, cerca di

raffrenarli tirando le redini colla siuistra , ed innalza

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