L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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CORRIERI

Notizie delle Marche.

Il Civico Museo di Camerino. — Gran parte delle
cose artistiche che rimangono ancora, dopo le depre-
dazioni del governo italico, alla gentile città dei Va-
rano è stata raccolta recentemente, a cura del muni-
cipio e sotto la direzione del canonico Milziade.Santoni
e del signor V. Aleandri, nella magnifica chiesa del-
l’Annunziata, chiusa da molti anni al culto e restituita
per mezzo di opportuni restauri, eseguiti col concorso
del Ministero dell’istruzione pubblica, alla pristina
sua eleganza.

Il bellissimo edificio, trasformato oggi in civico
Museo, appartiene agli ultimi anni del Quattrocento
e ai primi del secolo xvi. Non si hanno documenti
sicuri per stabilire chi fosse l'architetto del tempio,
ma « fondate induzioni, scrive il can. Santoni, ci fanno
piegare ad ammettere l'opinione di coloro che sup-
pongono la fabbrica di Rocco da Vicenza, il quale
già lavorava nelle Marche e nell’ Umbria, e poco stante
innalzava a Sanseverino il tempio del Glorioso, che
ha tanta somiglianza col nostro nella pianta, nell’al-
zato e nei particolari». La maestosa chiesa a tre na-
vate, terminanti in altrettante absidi semicircolari e
con le volte sostenute da dieci colonne, alquanto tozze,
ma abbellite da capitelli del più puro rinascimento,
nel 1509 era finita.

Ai Varano spetta il merito maggiore nella costru-
zione della chiesa che misura m. 40 in lunghezza e
17 in larghezza; essi le diedero il titolo di ducale e
vi costruirono inoltre una cappella ornata, fra altro,
da un grande affresco, oggi sparito, in cui eran figu-
rati il duca Giovanni Maria e la duchessa con la loro
corte.

Una pittura assai pregevole, attribuita al Pintoric-
chio, si ammira ancora nel vecchio tempio. Trovasi
in una grande nicchia d’altare a sinistra e rappresenta
il battesimo di Cristo nel Giordano, con due angioli
oranti ai lati e, nella parte superiore, 1’ Eterno padre
circondato da cherubini e da angeli in adorazione.

Fra i marmi testé raccolti nel Museo, vanno notati
quelli d’epoca romana con iscrizioni : la base della

statua di Menio Agrippa, già scavata nel Borgo San
Giorgio, antico campo di Marte ; un cippo dedicato a

C. Satrio, tornato in luce nel 1828; un’epigrafe a
T. Camurio, ritrovata nel 1788 fuori di porta Santa
Caterina e una lapide di M. Catieno, rinvenuta nel 1902
nei pressi di Pulente, ricuperata e donata al Museo
dal benemerito canonico Santoni. Fra i marmi medio-
evali, noto : diverse decorazioni architettoniche e fram-
menti di statue provenienti dalla fabbrica di San Ve-
nanzio; un bassorilievo in pietra con le figure di San
Michele arcangelo e i simboli dei quattro Evangelisti;
alcuni stemmi de’Varano; un arco della porta late-
rale dell’antica chiesa di Sant’Agostino; un’arma del
Comune della città; alcuni frammenti di un fregio in
pietra con lo stemma dei Varano, ecc.

Nel mezzo della piccola abside di destra richiama
l’attenzione del visitatore una tavola in campo d’oro,
con la Madonna e il Putto, di maniera cosi detta greca,
notevole per le dimensioni, le quali superano in altezza
un metro e quasi altrettanto per larghezza. A piè del
quadro si legge: Vf.nancio Chokadino Merlini
MCCCCLXXXVI. A destra è dipinto un piccolo
stemma, forse quello del committente o di colui che
nel 1486 acquistò il quadro. La pittura proviene dal
convento di Sant’Angelo.

Più in basso, nella stessa abside, sono altri qua-
dretti in cornice, fra cui il ritratto di Giulio III, con-
dotto con grande finezza da un maestro contemporaneo
del pontefice. Interessante è una Crocifissione, su fondo
d’oro, a destra del quadro maggiore, d’antica scuola
toscana. Ai lati del Cristo stanno le figure esili del-
l'Addolorata e di San Giovanni, ai piedi della Vergine
quella di un uomo ginocchioni con le mani giunte.

Pregevole assai è una piccola ancona o dittico gi-
revole, con la bella e graziosa cornice del tempo,
esprimente da un lato la Madonna in piedi col divin
Figliuolo, sostenuto con la sinistra e in atto di strin-
gere fra le mani una rondine. Sul piano, vicino ai
piedi della Vergine, il pittore dipinse due ciliege. Dal-
l’altra parte della tavola, ch’è a foggia di stendardo,
vedesi magistralmente segnata la giovanile e ardita
figura di San Venanzio, col gonfalone della città, di
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