L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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LAUDEDEO TESTI

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(814, deposto 818 f 822) fu cacciato per ragioni politiche, almeno così dice il Sassi.1 Adel-
mano (948, deposto 953 f 956), combattuto dal re Berengario II (950-961) e dal pseudo vescovo
Manasse, è obbligato a deporre il pastorale, muore nel 956. Ariberto (1018 f 1045), pochi
mesi prima della sua morte, è scomunicato, Guido (1046, 1070 f 1071), in lotta con Roma,
deve fuggire da Milano riparando nel castello di Bergolio.2 Gotofredo (1070-1075), simoniaco,
fu anatemizzato nel 1075,3 e morì in esilio. Tebaldo (1075 f 1085), intruso, fu deposto nel
1080. Grossolano (1102-1112), eletto per simonia, cacciato del 1112, muore in Roma nel 1117.
Anseimo V (1126, [ 135 f 1136), deposto nel 1135, morì in Roma nel 1136. Simone da Bor-
sano fu assunto alla sede nel 1370, eletto cardinale nel 1375, come scismatico spogliato del-
l’arcivescovado nel 1380, morì nel 1381.

Con questi esempi irrefutabili, crediamo di aver documentato più che a sufficenza l’ipo-
tesi che 1’ « injuste futi damnatus » debba riferirsi senz’altro a condanna ecclesiastica, contro
l’avverso parere del Ceruti il quale poi, a giustificazione dell’ipotesi contraria, andò a cer-
care possibili persecuzioni di Astolfo (749 t 756), poco curandosi della cronologia, e ancora
peggio quando, accorgendosi che le sue parole «non sembrano calzar troppo all’epoca spe-
ciale in discorso » tornò a ribadire l’opinione « che la condanna ingiusta di Teodoro provenne
dall’inumano re Ariberto ». Si noti che il Ceruti, sulla dubbia fede del Fiamma, porta il vesco-
vato di Teodoro dal 735 al 749. Come gli sia sfuggito simile svarione non si può compren-
dere. La persecuzione dei Longobardi contro i vescovi di Milano è innegabile, ma comincia
con Sant’Honorato (5681572) che muore esule a Genova. Genova era sottoposta ecclesia-
sticamente a Milano, e il vescovo di quella città insieme ad altri diciassette4 erano suffra-
gane! del Metropolita milanese, così si spiega perchè, nel pericolo, il primate si rifugiasse
nella già forte città marinara. E qui muoiono nelle stesse condizioni; Lorenzo II (573 f 592),
Costanzo (593 f 600), Deusdedit (601 f 629), Asterio (630 f 640) e Forte (641 f 643). Succede
Giovanni il Buono (649 f 660) che torna intrepido a Milano, dopo settantasette anni circa
che la sede era stata abbandonata dai pastori. Con lui cessa la persecuzione, settant’anni
prima dell’avvento di Teodoro II.

* * *

L’epigrafe funeraria originale di Teodoro avrà sicuramente riassunto i fatti della sua
vita; ma sdruscita forse nel 1099, o non adatta per varie ragioni alla nuova chiesa, si volle
probabilmente conservare la memoria del vescovo e nello stesso tempo, nel laconico ricordo,
accennare alla condanna romana che allora viveva ancora nella tradizione, oppure era men-
zionata nella primitiva lapide onoraria o in quella della sorella. La novella iscrizione appare
niente altro che un freddo accenno fatto da persone lontane e indifferenti e non più che un
estratto d’una lapide che non conveniva oramai di esporre alla vista. Ma il ricordo della fon-
datrice, rendeva sacra la memoria di Teodoro, di qui l’accenno all’ingiustizia della condanna.
L’epigrafe doveva però essere volta prudentemente verso la navatella e l’altare di San Bar-
tolomeo, all’oscuro quasi, poiché nessuno dei cronisti che videro intatta la chiesa del 1099
vi dà importanza e ne fa parola. Nè si dica: non la videro perchè spettava alla chiesetta
dell’viii secolo, poiché allora ripeterei la domanda: dove sono gli avanzi della cappella del
1099? Inoltre Gotofredo, Fiamma e Lampugnano da Legnano specialmente, parlano della

1 Sassi, op. cit. Anselmus : Anno 818, depositus
Aquisgrani, postea Mediolanum redux anno 882 obiit
die 11 Mai, etc.

2 Sassi, loc. cit., Voi. II, pag. 429: Wido et Mo-
nasticis Claustris dimissus in Derthonensem agrum

concessit, ibique Dignitate omni exutus, tandem igno-

bili morte in Bergolio oppido ad Tanarum amnem

sito, vita clausit.

5 ... nunquam resedit, anathema percussus, obiit
extorris et profugus. Sassi, loc. cit., in Gotofredus.

4 11 numero dei suffraganei non fu sempre fisso,
ben presto i vescovi di Pavia e di Piacenza essen-
dosi sottratti alla dipendenza della chiesa milanese.
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