L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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L'ESPOSIZIONE D'ARTE SENESE AL « BURLINGTON F. A. C. »

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dipinto, avverte il Catalogo, fu attribuito ad un tempo al Pesello e a Benvenuto di Giovanni.
Attribuzioni altrettanto difficili da comprendersi, sì l’una che l’altra. E invece un’opera carat-
teristica dell’ultimo periodo di Lorenzo di Pietro, dipinto forse allorché i suoi scolari Neroccio
di Bartolomeo e Francesco di Giorgio erano tuttora con lui. Il Vecchietta stesso fu archi-
tetto, non meno che pittore e scultore ; e questo quadro serve di sostegno alla credenza
ch’egli abbia esercitato una influenza sullo sviluppo dello stile architettonico di Francesco ».

Conviene dire invece che quest’ultimo, certamente uno dei più importanti quattrocen-
tisti senesi, era debolmente rappresentato a Londra, se pure sono veramente suoi i due qua-
dretti attribuitigli. Lo stesso poi si avrebbe a dire dei consueti pittori di Madonne, Neroccio,
e Matteo di Giovanni.

Carina assai invece nella sua timida grazia, associata a certa espressione leggermente
malinconica, la Madonna col Bambino di Benvenuto di Giovanni, che si compiacque prestare
altro ben noto Mecenate, il sig. Giorgio Salting. Vi si gusta fra altro una perfetta conser-
vazione, con la sua patina del tempo.

Gerolamo, figlio di Benvenuto, è da noverarsi pure fra i più robusti pittori della scuola,
fedele alla tradizione del XV secolo, per quanto uno degli ultimi venuti nella serie dei quat-
trocentisti, essendo nato nel 1470 e morto nel 1524. Egli si mostra dotato alla sua volta di
ingenua vena da cronista nel piccolo ciclo di quattro tavole, provenienti dalla grandiosa gal-
leria di Sir Frederick Coolc a Richmond. I soggetti, secondo il solito, son tratti dalla storia
sacra e più precisamente dalla Passione di N. S. F raro trovare rappresentato questo pittore
in quadri di simili modiche dimensioni, e non sono frequenti neppure i suoi quadri d’altare
in Siena. Quelli di che si tratta qui, secondo il Catalogo avrebbero ad essere lavori giova-
nili, dipinti probabilmente quando Gerolamo operava con suo padre. Come composizione è
particolarmente espressiva la Discesa di Gesù Cristo al limbo, ove sulla larga porta, scavata
nella roccia, e appena aperta, si affacciano in compatta schiera, tutte ansiosamente rivolte
al .Salvatore, le figure dei trapassati. Le quattro tavole fanno parte delle scelte opere di pit-
tura appartenenti alle raccolte private d’Inghilterra, riprodotte dalla ditta Braun, Clement
e C° di Parigi.

A canto a pittori di tal fatta, che conservarono integra la loro indole prettamente fedele
alla tradizione locale, ne sorsero altri nel frattempo più sensibili ad influenze estranee. Fra
questi Gerolamo del Pacchia e Domenico Beccafumi, nelle opere dei quali bene si ravvisano
i contatti avuti con quell’artista geniale che fu Gio. Ant. Bazzi. Del primo la galleria di
Monaco in Baviera possiede due tavolette centinate, eseguite, secondo un uso invalso a Siena,
per servire da testate di bare, da considerarsi fra le più aggraziate sue cose. All’ Esposizione
del circolo inglese, oltre ad una Venere assai floscia e debole, vedevansi due tavole, entrovi
due Madonne, nelle quali il gruppo della Madre col Bambino è tolto di peso da quello di
una delle testate di Monaco, senza raggiungere la freschezza e la morbidezza del prototipo.

Più piacevoli nel loro stile eminentemente decorativo le due pitture di cassoni, di mano
del Beccafumi, prestate dal signor Benson, rappresentanti l’una la Fuga di Clelia, l’altra, in
proporzioni minori, il Martirio di Santa Lucia.

La pittura di ritratti dal vero non pare fosse coltivata di molto fra gli antichi senesi.

Dei tre esemplari di tal genere che si avrebbero a prendere in considerazione qui, uno solo
è senese, a parer nostro, ed è quello di un busto di donna, accuratamente ma alquanto dura-
mente trattato, di Gerolamo di Benvenuto, appartenente al noto antiquario londinese, signor
Agnew. Lo possedeva sul principio del secolo passato il cav. Antonio Piccolomini Bellanti
di Siena e passava per tradizione come effigie di Madonna Laura, di mano di Simone di
Martino; qualifiche, s’intende, prive di fondamento tanto l’una quanto l’altra. Dalla foggia
in che si presenta vestita la rappresentata c’è da dedurre eh’essa fosse una gentildonna
del tempo di Girolamo di Benvenuto, pittore forse più atto di altri della scuola a dare una
impronta personale alle sue figure, come vedesi per esempio, nella sua migliore pala, ora
all’Accademia di Siena, quella cioè dove stanno inginocchiate le due Sante Caterine, Con
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