L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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PIETRO D'ACIllARDI

mite e dolcissimo, nelle forme eleganti e
flessuose dei corpi, nei panneggiamenti
che cadono leggeri fino ai piedi, ripie-
gandosi sul terreno con logica semplicità
di fattura. Tutto è sobrio, tutto è calmo
e misurato. L’ondulazione gotica delle
linee dei corpi, specialmente nella figura
di Maria, è temperata da un giusto equi-
librio delle parti, che dà ad ogni parti-
colare un sapore italianissimo. Ogni sorta
di severa maestà è allontanata da queste
figure, che ad altro non mirano che alla
gentilezza e alla grazia. Sebbene tutte le
doti che riscontriamo in queste due statue
siano peculiari dell’arte di Nino, crediamo
tuttavia che sarebbe per lo meno azzar-
dato il pronunziare senz’altro il nome di
lui. La testa dell’Angelo, in ispecial modo,
ci presenta dei caratteri, delle forme più
progredite, più inoltrate nel secolo XIV,
di quelle che siamo soliti osservare nelle
opere certe di Nino. Così nella testa della
Vergine e nel trattamento dei manti, in
ambedue le figure, siamo più propensi a
riconoscere la mano di qualche scolaro
che ha lavorato sotto l’influsso diretto del
maestro, e che ha continuato, accentuan-
dolo ancor più, l’indirizzo della graziosa
arte di lui.

Queste statue trovano le loro dirette
corrispondenti nelle altre due, in marmo,
esprimenti lo stesso soggetto, che si con-
servano nella chiesa di Santa Caterina in
Pisa, e che pure vengono generalmente
considerate fra le più pure creazioni del
raffinato figlio di Andrea. Al pari di quelle
del Museo civico, le statue di Santa Ca-
terina presentano tracce dell’antica poli-
cromia, la quale però sembra che in tal
caso fosse limitata alla doratura dei ca-
pelli e degli orli delle vesti, ed ai risvolti
azzurri dei manti. La figura dell’Angelo,
specialmente, è di una rara bellezza. La
Vergine è in atteggiamento molto simile
a quella del Museo civico, col braccio de-
stro ripiegato e portato verso il petto, secondo il solito motivo che abbiamo riscontrato in
alcune statue in legno, ed in vista del quale si disarticolavano le braccia a guisa di manichino.1

Fig. 6*

L’Angelo Gabriele. Scuola Pisana, xiv sec.
Parigi, Museo di Cluny

1 II Vasari ( Vite, I, pag. 494 e seg) dice che Nino,
esegui quelle statue per Santa Caterina nel 1370. In
quell'anno però Nino era già morto. Secondo le no-
tizie lasciateci dal Bonaini, esse sarebbero state ese-

guite invece per la chiesa di San Zenone e poi com-
perate col denaro dei battuti di San Gregorio. Vedi
Supino, Arte pisana, Firenze, Alihari,h902, pag. 229.
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