L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 7.1904

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MISCELLANEA

prebisterio il quale si sopraeleva dal
piano della chiesa propriamente detta
di m. 0,21, cioè di quanto misura l’al-
zata del primo gradino.

L’ambiente presbiteriale è separato
da quattro svelti pilastri sormontati da
archi acuti, e una specie di solea alta
m. 0,21 forma il piano di posa ai sud-
detti pilastri, all’altare maggiore e quindi
alla tribuna.

Lo stato attuale della chiesa lascia
intravedere dal lato costruttivo due di-
stinte epoche: la prima, quale più an-
tica, rimonta al 1178 1 cioè all’edifica-
zione di Gualtiero arcivescovo di Pa-
lermo ; la seconda ai restauri importati
dall’Ufficio Regionale per la conserva-
zione dei monumenti della Sicilia, il
quale mantenendosi fedele agli avanzi
della primitiva costruzione, ridusse la
chiesa allo stato presente di buona con-
servazione.B2

La pietra usata nella costruzione è
locale, detta pietra d’Aspra, la quale
si alterna, nella decorazione esterna
della chiesa, con la pietra di lava che
ricorre lungo le fasce, gli archi intrec-
ciati e gli archivolti che danno all’insieme
dell’edificio un effetto policromatico gra-
devole e semplice per la scelta del ma-
teriale impiegato, Gli archi intrecciati
formano un elemento importante e ca-
ratteristico , poiché da superficiali e
chiusi (come chiaro mostrano le absidi
della chiesa di Santo Spirito e del duomo
di Monreale) , divennero organici ed
aperti a traforo per ornare arcate a sesto
acuto, portando in tal guisa radicale
contributo all’ architettura medioevale
dell’Italia meridionale (torre della catte-
drale di Gaeta, cupola della cattedrale
di Caserta Vecchia;. 3

Le finestre, all’esterno delle tre absidi
della chiesa di Santo Spirito, sono or-

duomo di Monreale e di altre chiese coeve della
stessa regione), invece di poggiare su colonne,
pilastri o altro sopporto, muoiono addirittura sul

Fregio dipinto j fronte interno della facciata principale della chiesa
su trave. Paler-
mo, chiesa del (vedi figura).

Vespro 1 p)ata moito importante per la cronologia

delle prime applicazioni dell’arco acuto in Italia,
come ne fanno altresì fede le chiese di Sant’Angelo in Formis
(presso Gaeta) e di San Cata'do a Lecce.

2 I lavori di restauro si devono esclusivamente all’opera bene-
merita del chiarissimo prof. Patricolo.

3 Si legga a tal riguardo: L. Fiocca /,’architettura romanica
nell'Italia Meridionale, in « Rivista Abbruzzese », anno XIX, fasci-
colo VII.

nate di cunei simmetrici ad angolo sporgente, i quali,
nel loro insieme, danno nel fronte e nell’intradosso
una superficie ondulata a denti di sega. L’opera è co-
mune con le altre coeve della
stessa regione, massime pel
tipo dell’ornato e pel motivo
a cunei che giunge perfino ad
ornare l’intradosso della porta
della chiesa di San Orante
negli Abruzzi.

Ciò che può interessare in
particolar modo è un fregio
dipinto su una delle due travi
appartenenti alla primitiva co-
struzione della chiesa di Santo
Spirito,^ed ora innestate alle
corde delle incavallature che
sostengono la copertura della
nave mediana, lavori eseguiti
dai restauri impiegati dall’Uf-
ficio Regionale pei Monumenti. Finestra esterna della chiesa
0 c del v espro. Palermo

Il fregio1 in parola è un
bello e raro esempio nella città di Palermo di deco-
razione a girali, a foglie, ad animali che si alternano
con croci giallo-oro pallido campeggianti su fondo
verde smeraldo ; fregio vivace nel colorito e sorpren-
dente per la riuscita tonalità dell’insieme, pregevole
ricordo di arte decorativa normanna.

Lorenzo Fiocca.

Due trattati « de natura animalium » del se-
colo XVI nella Biblioteca Vaticana. —• Nella Bi-
blioteca Vaticana in una delle vetrine del salone mag-
giore si mostra ai visitatori un codice con figure miniate
di animali. Questo codice, Urb. Lat. 276 (membr.
mm. 265 X I9Ii fogli III, 232) contiene il trattato « De
animalium natura», di P. Candido Decembrio di Vi-
gevano, dedicato al principe Ludovico Gonzaga mar-
chese di Mantova, ed è noto agli studiosi della nostra
cultura nel rinascimento, ma parrà strano che mentre
molti ne hanno dato notizia2 anche perchè si con-
serva una lettera del Gonzaga che ad esso si riferisce,
nessuno si sia indugiato a rilevarne il pregio artistico
oltre all’importanza storica.

Il codice in minuscola italiana del sec. xv ha in
fronte lo stemma gentilizio di Ludovico, e nell’ ul-
timo foglio 231 v. la data 1460. Ma a quest’anno non
possono assolutamente attribuirsi le miniature che or-
nano i margini inferiori, le quali sicuramente vi furono
aggiunte un mezzo secolo più tardi. Una lettera del

1 Ne eseguii l’acquarello per conto della Direzione degli scavi
di Palermo.

2 Luzio-Renier, F. Filelfo e V Umanesimo alla corte dei Gon-
xaga, in Giorn, st. della Lett. Italiana, voi. XVI (1889) pag. 147.

Carta Fr., Codici corali e libri a stampa della Biblioteca Na-
zionale di Milano, Roma, 1891.
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