L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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PIETRO ARETINO E MICHELANGELO

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su soggetti e compari; forse anzi questo avea domato, prima, l'ira sua. Cosi nuova lettera
egli scrive e par quasi voler indurre il Grande a non esser più tanto superbo con lui,
inchinandosi a lodarlo con lodi tali che appena a Carlo V egli aveva rivolte.

Si sforza con tutta la maestria gattesca e paludata del suo stile, di fargli capire come
non sia nel suo interesse disprezzare l'uomo cui l'imperatore cavalcò a fianco e si di-
chiara ancóra una volta «capace della eccellenza del suo ingegno fatale»; piange perfino
«nel vedere il tremendo e venerando dì del giudizio» e ciò per averne visto una copia
a stampa; infine, ripreso animo, ritorna apertamente all'assalto per ottenere « una re-
liquia di quelle carte che gli sono meno care >; anzi, miracolo che solo l'amore dell'arte
e il puntiglioso animo potevan provocare, giunge a tale umiliazione: « Quando bene
la indegnità mia fnsse causa che io non adempissi cotal voto (cioè di avere i disegni),
a me basta la promessione che me ne fa la speranza. Io ne godo mentre gli spero, et
sperandogli contemplogli, e contemplandogli mi congratulo con la fortuna ch'io ho nel con-
tentarmi della cosa sperata. La (piale non può essere che di sogno non si converta in
\isione. Et anco conferma a se proprio il compar Titiano, huomo di ottimo essempio,
di vita grave e modesta. Esso, fervido predicatore del vostro stile sopr'humano, ha
posto, testimonio il suo scrivervi con la reverenza debita, tutta la fede nel ritrarre il
pane, che per il figliolo gli concesse il Pontefice, nel favore che aspetta dalla sincera bontà
di voi che sete idolo suo, et mio ».T Tralasciamo di notare come egli si valga qui del
nome di Tiziano e della sua fama di integrità e serietà, per coprire ciò che di sè po-
teva offendere il Buonarroti e trattenerlo dallo scrivergli, pur valendosene1 per racco-
mandargli di ottenere dal Papa pel compare il canonicato a quello scavezzacollo di
Pomponio. Ma (pie!: io ne godo mentre gli spero... è d'una sottigliezza veramente «pe-
trarchevole »! Povero Aretino: è l'insincerità che diviene stato d'animo e che si crea il
suo stile: ciò che mal diciamo: Seicento!

Insomma il Nostro, ripreso il suo ostinato ardore di contadino, batte il ferro finché
è caldo; ed eccolo intanto raccomandarsi al Bembo, per mezzo di Carlo Gualteruzzi,
comune amico, scongiurandolo « a dirgli fino a quando..,. Michelagnolo, dono di Dio...
-i crede, ch'io possa soffrire il tormento datomi continuo dallo aspettare i disegni pro-
messi, che io bramo non meno ch'io desideri di servirlo ».2 E qui i disegni son già —
non si sa come — promessi: e davvero egli finisce per convincersi sinceramente di quella
ch'è certo stata niente altro che una vanteria con gli amici: cosa (die da noi spesso si
osserva.

Frattanto gli giungono i saluti del « divino Buonarroti » per mezzo d'una lettera
di Jacopo Celimi: e attizzano ancor più il suo desiderio.3 Nuova epistola al (irande, in cui
lo ringrazia con quella giocondità di spiriti, bontà dei saluti da voi mandatimi... con
cui si risentono eli stuoli dégli uccelli, nel sentirsi spuntar sopra la dolcezza della pri-
mavera »! E ritorna alle vecchie ■■ agudezas »: «il dono dei disegni non corrisponde alla
promessa » perchè « chi non ottiene ciò che non vuole, diane la colpa al volere ciò che non
debbe », e altre parole di umiliazione fan sèguito: benché io merito di esser punito »
coll'avere appunto quelle « figure, che apena le camere dei re ne son degne »; finché, al
solito e ancor più chiaramente, espone il suo «contratto». — « La natura ha infusa tanta
forza nelle carte, che ella mi porge, che si promette di portare i marmi mirabili, et le
mura stupende in virtù dello scalpello et dello stilo vostro, in ogni parte, et per tutti i
secoli. Onde nella maniera, che. oggidì intorno ai meriti di sì fatte opere seno obligati idi
occhi et le lingue... di chi vede, di chi più sa... con il medesimo studio... nei tempi
d'altri si vedrà fare ne gli esempi di quegli che meglio di4ne sapranno lasciarne memoria.
Siche ormai adempite l'aspettation mia con la ricompensa, che brama il voto suo.

1 Lettere, ivi

2 Lettera, HI, p. 53, Fa ligi.

3 Lettere, III, p. 122, Parigi,
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