L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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UN IGNOTO ESEMPLARE DELL'ARTE LIGNAR1A

DELLA FINE DEL DUGENTO

A Roma, nel monastero benedettino «li S. Am
brogió, presso Piazza Mutici, e precisamente nel-
l'oratorio dedicato al Santi- Patrono, si conserva un
notevole monumento della scoltura in légno ita-
liana.

È un grande crocefisso, inquadrato nella luce
di un'ampia finestra che mette in comunicazione
l'oratorio suddetto con quello attiguo di S. Marcel
lino; s'erge sopra l'altare che custodisce alcune re
liquie attribuite a Santi eminenti come Ambrogio,

Satiro, Marcellino, Benedetto, Placido,

Scarsissime notizie, quasi nulle, sono giunte a
noi circa il monastero, la chiesa.

Il l'osteria nella Roma moderna (ed. 1707, p. Kj8
e kjo,) ne fa menzione con queste parole:

«Da Celestino I del 342 fu consacrata a Maria
a Vergine. Ma perchè qui ebbe la propria casa il
Santo Dottore (Ambrogio) fu però detta S. Maria
d'Ambrogio e ora nominata " della Massima " dalla
Cloaca Massima... che aveva il passaggio in questo
luogo.

« Fu rifatta dai fondamenti nel [606, da I ). Bea
irne Torres qui monaca, dimorando in questo
« monastero religiose benedettine ».

Il Martinelli nella Roma Sacra (pag. 54), ne parla
ancor più brevemente ed enuncia l'asserzione con
riservatezza a modo ili ipotesi:

« Jacopo Grimaldi crede che questa sia la chiesa
che Anastasio, bibliotecario presso Leone III, chia
ma S. Maria d'Ambrogio ».
Nel [861 i! Monastero, privo di qualsiasi archivio
o biblioteca, passò ai monaci benedettini, che tut-
tora lo tengono.

* * *

Nessun documento quindi può soccorrere per dar
lume sul nostro monumento e dobbiamo affidarci
al solo studio della forma.

Ecco brevemente le sue caratteristiche: il croce-
fisso dalla complessione affusolata ed esile è di legno
scolpito, stuccato <• dipinto; misura m. 1,01 d al
tezza e ni. [,59 d'apertura.

L'atteggiamento risponde con naturale fedeltà
alle esigenze statiche, per cui il ginocchio sinistro
sporge sull'altro, onde obbedire allo spostamento

prodotto dalla completa sovrapposizione dei piedi,
pianta e dorso violentemente stirati e aderenti al
legno della Croce priva di soppedaneo.

E evidente lo sforzo di piegare la veridicità ana-
tomica della forma all'espressione complessiva in-
formatrice dell'opera; la muscolatura, benché al-
quanto legnosa, accompagna la torsione spasmo-
dica degli arti; nell'addome e nel torace lo scultore
è riuscito ad usare con più destrezza e con più si
curezza il suo scalpello <• la sua raspa: sterno, co
stole, false costole, traspariscono sotto l'avviluppo
muscolare e questo sotto la cute; qualche pieghet-
tatura geometrica, reminiscenza dei Cristi bizantini,
è ancora conservata, ma la mano dell'artefice è più
sintetica e si studia di rendere il particolare natu-
rale, invece di compiacersi nell'accarezzare e com-
plicare le linee tradizionali della stilizzazione calli
grafica.

Certo egli è ancora inesperto, ma merita riguardo
e prudenza nel giudizio; poiché, 1 «servandoda pressi 1
e . od cura l'opera sua. si intuisce come abbia com-
presa la struttura del mulo umano e come lo abbia
pure Studiato nei pirticolari; ma all'atto di renderlo
nel legno il suo spirito di osservazione si smarrisce,
non trova la vera via onde esprimer»; e tutte quelle
sinuosità, quelle ondulazioni che un torace maschile
presenta e che verranno poi completamente pia
smate nel crocefisso del Santo, di Donatello, sono
scolpite da lui cos'i a un dipresso, sovente fuori di
posto, come se le traducesse a memoria.

11 capo, che è assai interessante cosi proteso in
avanti e reclinato a destra in atto di abbandono, si
intona all'esilità macilenta del corpo: fronte stretta,
tempie rientranti, occhi piccoli e gonfi, naso lungo
e diritto, breve la bocca semiaperta con labbra
grosse e cadenti; ma, al contrario del corpo, lasuper-
ficie del volto è assai sommaria, quasi levigata; due
uniche crespe scendono dalle narici alle tosse! te
«Ielle labbia. Sommaria e brevissima la barba: non
ci interessa la capigliatura, perchè posticcia, di
stoppa incollata.

Infine, quanto al panneggio, appare del tutto
schematico, come schiacciato; ai fianchi scendono
piegoline serpeggianti, assai arcaiche; d'innanzi
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