L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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La critica d'arte e Francesco Petrarca

I rapporti tra il Petrarca e le arti figurative sono stati oggetto di molti studii:
un intero libro, quello del Principe d'Essling e di Eugenio Muntz,1 e varii articoli o
capitoli di libri2 hanno parlato ampiamente dell'amicizia del Petrarca per Simone Mar
tini, dei suoi studii su Plinio, delle sue gite attraverso le rovine di Roma e del suo esalta-
mento, un po' ispirato dai « Mirabilia », peri monumenti classici, dell'azione da lui esercitata
sugli artisti per mezzo dei « Trionfi » o del « De viris illustribus », e infine anche della
passione archeologica del Petrarca, corno aspetto necessario di quel carattere che gli è
riconosciuto, di precursore del Rinascimento.

Sembrerebbe dunque inutile perditempo un nuovo esame dei passi petrarcheschi
relativi all'arte figurativa. Eppure, dalla lettura di tanti studii ho ricavato l'impres-
sione che i rapporti del Petrarca con Simone Martini sieno stati veduti a traverso
Eaura, quelli coi monumenti antichi a traverso l'idea e la storia di Roma, quelli con
gl'illustratori dei « Trionfi » o del « De viris illustribus » a traverso l'iconografia. Laura,
Roma o l'iconografia non sono l'arte figurativa. E se dell'arte figurativa il Petrarca
si sia interessato direttamente, senza secondo scopo, per puro godimento estetico, gli
studii moderni, salvo errore, poco o nulla hanno detto. Tanto è vero che lo Schlosser,
il quale pure è stato uno dei primi a rilevare l'azione del Petrarca sull'arte alla Corte
carrarese, quando ha, più recentemente, raccolto i materiali per una storia della critica
d'arte,3 dove per esempio la dottrina artistica di Dante è ampiamente commentata,
ha trascurato affatto il Petrarca, citandolo appena. Nè al nostro desiderio di sapere può
bastare il cenno fugace, per quanto assai felice, del Vesco.4

Dal nuovo esame di alcuni passi petrarcheschi relativi all'arte figurativa, che vorrei
compiere ora insieme al lettore, è possibile ricavare la precisa intenzione che il Petrarca
ebbe di scrivere un trattato d'arte, intravvedere i criterii con cui quel trattato doveva
esser redatto, e conoscere la posizione che il Petrarca assunse di fronte alla teoria del-
l'arte come di fronte agli artisti antichi e moderni.5

1 Pétrarque, ses études d'art, son influence sur
les artistes, ses portraits et ceux de. Laure, l'illustra-
tion de ses e'erits. Paris, 1902.

2 Pierre de Nolhac, Pétrarque et l'kumanisnt",
Paris, 1907, (La ia ed. è del 1892); Julius voli
Schlosser, Fin veronesisches Bilderbuch und
die hofische Kunst des XIV Jahrhunderls e Die
àltesten Medaillen und die Antike in « Jahrbuch
der Kunsthist. Sammlungen des Allerh. Kaiser-
hauses », XXIII (1902) e XVIII (1897); Adolfo
Venturi, II Petrarca e le arti rappresentative,
in « Fanfulla della Domenica », XXV (1903),
n. 52; Les triomphes de Pétrarque dans l'art re-
présentatif, in « Revue de l'art ancien et moderne »
XX (1906), p. 81 e 209; Arturo Farinelli, Pc
trarca e le arti figurative, in • Michelangelo e Dante

e altri brevi saggi », Torino, 1918 ; P. Rossi,
Simone Martini e Petrarca, in « Bull. Senese di
Storia Patria », XI (190.1); Werner vox der Schu-
lenbur Fin ncues Portràt Pittarcas (Diss. Fri-
b;urg, Suissi), B.-rn, 1918. Cfr.; Bertoni, in Archi-
vium Romanicum, II, 1918, p. 403.

3 Materialien zur Ouellenkunde der Kunst-
geschichte. Sitzungsberichte der Akademie der
Wissenschaften in Wien, 1914-1920.

* L. B. Alberti e la critica d'arte, ne L'Arte,
XXII (1919), p. 9 dell'estratto.

' Cito le opere latine del Petrarca dalle Opera
quae extant omnia. Basileae, i58i,edalle Epistolae
de rebus familiaribus et variae, studio et cura
Joscphi Fracassciti, 3 voi., Florentiae, 1859-1863.
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