L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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LIONELLO VENTURI

e l'Apparizione di Gesù sul lago di Tiberiade (Giovanni, XXI, 1-14).1 Ma, sebbene il
Cristo sia raffigurato sulla terra, la Navicella si riferisce al racconto di Gesù sulle acque
quale lo riferisce Matteo (IV, 22-3,5). li questa una scena alquanto più rara delle altre,
sebbene si ritrovi2 in una miniatura bizantina della Bibliothèque Nationale e in un
musaico di Monreale' dove si legge: « Jehsus super mare ambulat et Petrum mergentem
allevat ».

I caratteri essenziali della rappresentazione di Monreale in rapporto con quella di
Giotto possono essere indicati così:

i° mancano gli evangelisti, mancano i demoni, manca la vela dinotante la tem-
pesta, manca il pescatore, manca il castello turrito;

20 il Cristo cammina sulle acque anzi che star saldo sulla roccia, si china a racco-
gliere Pietro anzi che stare diritto;

30 la tempesta è indicata dal semplice tondeggiare delle linee simboleggianti
le onde;

40 gli apostoli sono curvi verso una parte sola, e quelli più avanti fanno tutti un
medesimo gesto di meraviglia con le mani.

% # *

Naturalmente per la ricostruzione della Navicella non serve soltanto il materiale
figurato, ma anche quello scritto.

A cominciare dall'epigrafe dettata dal committente stesso del musaico, il cardinale
Jacopo Stefaneschi, ora non più conservata nell'originale, ma nella copia di vari mano-
scritti: 5

QUEM LIQU1DOS PELACI GRADIENTEM STERNERE FLUCTUS
IMPERITAS, FIDUMQUE REGIS, TREPIDUMQUE LABANTEM
ERICIS, ET CELEBREM REDDIS VIRTUTIBUS ALMUM.
HOC 1UBEAS ROCITANTE DEUS CONTINGERE PORTUM.

II motivo psicologico indicato a Ciotto dal cardinal Stefaneschi risponde dunque assai
bene a quello rappresentato da Matteo nel brano citato:

« E Pietro sceso di barca camminava su le acque per andar da Gesù. Ma vedendo il
vento gagliardo s'impaurì: e cominciando a sommergersi, così gridò: Signore, salvami:
Gesù stese subito la mano, lo prese e gli disse: — Uomo di poca fede, perchè hai du-
bitato? ».

Come poi Giotto abbia interpretato il tema ricevuto, ci è indicato da alcuni scrittori
del Quattrocento e del Cinquecento.

Nella sua Pittura l'Alberti,6 che non parla di particolari opere d'arte moderna, fa ec-
cezione tuttavia per la Navicella: « Lodasi la nave dipinta ad Roma in quale el nostro
toscano dipintore Giotto pose undici discepoli, tutti commossi da paura, vedendo uno
de' suoi compagni passeggiare sopra l'acqua, che ivi espresse ciascune con suo viso et
gesto porgere suo certo inditio d'animo turbato, tale che in ciascuno erano suoi diversi
movimenti et stati ».

1 Miller, Recherches sur l'iconographie de l'é-
vangile aux XIII, XV et XVI siècles, Paris, 1916,
p. 571 e seg.; e Weigf.lt, Duccio di Buoninsegna,
Leipzig, 1911, p. 238.

2 Raymond Van Marle, Recherches sur l'icono-
graphie de Giotto et de Duccio, Strasbourg, 1920,
p. 21.

3 Omont, Facsimiles des miniatures des plus an-
ciens Ms. Grecs de Li Bibl. Nat., Paris, 1902, pi. 36;
Gravina, // duomo di Monreale, 1851), tav. 19-B.

5 O. Cascioli, La « Navicella » di Giotto, in Bes-
sarione, voi. XXXII, 1916, p. 121. Il De Rossi
propone ili sostituire CELEREM a CELEBREM.

6 Lanciano, 1913, p. 69.
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