L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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LIONELLO VENTURI

Se nell'opera originale gli evangelisti erano esclusi, se nel 155c>, anno della stampa
del Beatrizet, vi erano invece inclusi, quando vi furono aggiunti? A tutta prima
sembra naturale di pensare che vi fossero aggiunti già nella seconda metà del Quattro-
cento, perchè sono riprodotti dall'affresco di Foligno e dal quadro di Lione. Ma già si
è detto che ambedue queste opere sono ben lontane dall'essere una riproduzione inten-
zionalmente fedele dell'opera di Giotto. Anzi il motivo giottesco vi è sfruttato per scopi
particolari ai due artisti: l'uno riduce centinato il modello rettangolare, l'altro aggiunge
per conto suo il gruppo delle committenti, Ed è notevole che il primo comprenda sol-
tanto due evangelisti, e faccia ad essi rivolgere Andrea, l'ultimo degli apostoli sulla nave,
in atto di preghiera. Cioè, il frescante ha sentito la necessità di ricollegare il gesto di
uno degli apostoli con l'apparizione dei due evangelisti, come se fosscr questi e non il
Cristo (!) a calmar la tempesta. Infatti nell'affresco di Andrea da Firenze, nei disegni
II, IV e V, nello stesso musaico restaurato, Andrea apre le braccia per la meraviglia e
guarda avanti a sè, guarda a Pietro e al Cristo. Guardare in alto era un assurch , se

Fig. 16 — Musaico restaurato. Fonia, S. Pietro.

gli evangelisti mancavano, diventava opportuno con la presenza degli evangelisti; e il
frescante di Foligno e l'autore del quadro di Lione sono appunto i primi a modificare
l'atteggiamento di Andrea. Un elemento nuovo era stato aggiunto alla scena —- gli evan-
gelisti — e anche gli atteggiamenti dovevano essere modificati di conseguenza.

Resta tuttavia da tentare la spiegazione di quell'aggiunta. Ora conviene ricordare
che la Navicella era posta sulle tre porte centrali del portico vecchio di S. Pietro, dal
lato interno, ma non era affatto un ornamento isolato. Anzi il Vasari ricorda a proposito
della goffaggine dei musaici medioevali « alcune figure che sono nel portico di S. Pietro
in Roma sopra le porte, fatte alla maniera greca, per memoria di alcuni Santi Padri che
per la Santa Chiesa avevano in alcuni concili] disputato Nè basta: con il suo solito
sistema di dare un'attribuzione esatta alle opere dugentesche e trecentesche che aveva
incontrato ne' suoi viaggi, il Vasari ricorda musaici e pitture fuori e dentro le chiesa
di Gaddo Gaddi, di Pietro Laurati, di Pietro Cavallini, di Simone Martini.2 Ma il pro-
babile errore di alcune o di tutte quelle attribuzioni nulla toglie al fatto che pitture e

1 Opere, I, 232.

2 Opere, I, 347, 476, 537, 546-7.
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