L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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STUDII DI ARCHITETTURA GENOVESE: PALAZZO CARRECA

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E proseguiamo l'indagine all'interno. Io crederei che l'apostrofe dell'Alizeri si dovrebbe
addirittura invertire! Nell'atrio incominciamo a notare, che mentre lo scaloni' volge a
destra, a sinistra è costrutta una prima rampa, d'invito, finta (e tale certamente fin
dall'origine), per amore della simmetria. È una specie di voglia, di intenzione di uno
scalone doppio, monumentale. Io non credo che si debba fare a Galeazzo Alessi il torto di
attribuirgli quest'offesa al buon senso, alla sincerità architettonica, questo sacrifìcio
all'apparenza ed alla scenografìa. Invece, ne trovo un altro esempio nel palazzo contiguo
al Carrega, nel Palazzo Gambaro, architettato dal 1565 in poi da Giovanni Ponzello.
L'artificio si ripete identico.

Quanto all'ambiente più lodato dall'Alizeri, la loggia del piano superiore (fig. 2),
non sappiamo come possa attribuirlo ali'Alessi chi comprenda ed apprezzi l'insigne
bellezza, puramente ed austeramente architettonica, della loggia di Villa Cambiaso. In
Palazzo Carrega, sotto la somiglianza superficiale, ne abbiamo l'antitesi: abbiamo
un'architettura tipicamente da stuccatore, anzi che da architetto. Mancano i larghi
riposi che l'AIessi lasciava tra le sue cornici; e manca, in genere, la salda struttura che nel-
l'Alessi non venne mai meno. Le pareti, e specialmente la volta, e particolarmente la
volticella a botte che copre il passaggio al salone, sono spezzettate, tormentate, in
(pici quadrati, ovali, poligoni, in cui il Castello amò sempre di scomporre le superfici;
sono tempestate delle sue borchie, dei suoi dischi e rosoncini, delle sue punte di diamante.
Nell'affastellamento un po' superficiale e confusionario delle sagome ritroviamo tutti
i motivi delle opere certe del Castello. I due numi che si guardano dalle opposte lunette
hanno per cornice gli stessi cartocci che inquadrano i santi nel catino dell'Annun-
ziata di Portoria. Nella volta, i campi dove sono dipinte le muse hanno lo stesso contorno
che troviamo in Palazzo Imperiale nei peducci del Salone del Ratto dì Proserpina. Le
finestre, infine, per quanto un pò sacrificate, portano le volute laterali che* il Castello
mise dappertutto: nel grande camino di Palazzo Imperiale come nel portale di Palazzo
Pessagno.

Dietro le spalle delle cariatidi si delineano le volute, che nella facciata di Palazzo
Podestà diventeranno due ali.

E nella scala, un bel busto marmoreo è sorretto da una base che presenta forme
peculiari del Castello; ci richiama alle lesene dell'atrio di Palazzo Podestà; ed offre
uno dei più forti argomenti per stabilire l'attribuzione a lui di tutta la famiglia di
portali che va sotto il suo nome.

L'interno aspetto del palazzo, anche più eloquentemente dell'esterno, ci parla adun-
que del Castello; e finisce di persuaderci che l'attribuzione del Soprani è esatta.

Chi troverà molta diversità tra l'architettura esterna di Palazzo Carrega e quella
delle altre facciate che son dovute certamente al Castello (Palazzo Podestà, Palazzo
Imperiale), deve tener presente che mentri' queste gli furono commesse di stucco,
solo il committente di Palazzo Carrega volle una facciata di pietra. Per cui la foga del-
l'artista ebbe un freno risoluto. Il suo estro lo portava verso una materia più obbediente
ai capricci della fantasia; e soltanto in questa materia egli potè affermarsi innovatore
e maestro. Aggiungiamo, che il Palazzo Carrega fu la sua prima opera di architettura,
quindi era naturale che egli facesse timidi i voli, e s'inspirasse alla moda corrente
più che alla propria fantasia. Quanto egli già osava nella decorazione interna di
una loggia poteva non osare ancora nella superficie grande ed aperta di una facciata.
Ma il fatto che troviamo qui un Castello non ancora interamente rivelato, ed anzi un
po' travestito, non deve farci obliare il precetto evangelico di dare a Cesare quel che
è di Cesare.

Mario Labò.
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