L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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L'ATTIVITÀ DEL TINTORETTO IN PALAZZO DUCALE

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tuatensi sempre più nella vecchiaia del maestro, è invece eccezionale nella pittura vene-
ziana del Cinquecento, la quale, opponendosi alla romana, che tutto trascurò per amor
della forma, mirò a conseguire, attraverso i valori cromatici, nuova interpretazione
del mondo t steriore.

Carattere di presentazione d'immagini, più che di rappresentazione di scena, ricorre
cosi in altre due opere di Palazzo Ducale, vicine per tempo, io credo, alle tele del-

Fig. 4 — Tintoretto: Mercurio e le Grazie. Venesia, Palazzo lineale.

l'Anticollegio: voglio dir nei quadri dell'Antichiesetta, i quali sembrarono ad altri' ad-
dirittura cose degli ultimi anni.

Dell'origine di essi nulla si sa, se non che furono fatti per il Magistrato del Sale,
dovè il Boschini li vide: ma a me pare che rivelino tutte le caratteristiche della pro-
duzione intorno al r58o, per il modo superbo con cui vi sono trattati forma colore e
specialmente luce, la qua! vi ha funzione attivissima.

Fu detto (Ruskin, Osmaston) che l'artista quivi abbia conseguito effetto di co-
lore, ipiasi senza colore, usando tinte in prevalenza brune — ed è vero. Ma troppe
volte ciò succede nell'opera del Tintoretto ! Allontanandosi dal tizianismo e conscia-
mente mirando a far di sè un pittore di luce, egli decompone il colore e ne tien conto
soltanto in rapporto del resultato ch'esso rende, sotto l'azione luminosa. A chi gli chiese
quali tinte preferisse, « il bianco e il nero », Ridolfi dice rispondesse; e le parole, sul labbro
di un pittore veneziano, parvero incomprensibili, allora e ancor oggi, se il Waldmann

1 Guida di Venezia, Venezia, 1815, I, pagg. 115-17.
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