L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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L'ATTIVITÀ DEL TINTORETTO IN PALAZZO DUCALE

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dagli scolari. Ciò ammettendo, si spiega di per sè la bontà delle >> composizioni » da un
lato, e dall'altro il mediocre resultato finale delle opere: la funzione della luce, e il con-
seguente effetto del colore e della costruzione corporea, venivano ad esser quasi del
tutto abbandonate alla fantasia dell'esecutore, il quale avea gran campo (e ne approfit-
tava!...) per travisar l'idea del maestro.

Nelle Nozze di S. Caterina il travisamento assume, se può dirsi, la veste migliore:
la scena si svolge in una così trasparente chiarezza atmosferica, che, pur resultando a
piacevole effetto finale, non è assolutamente conciliabile con lo spirito del Robusti:

Venezia, Palazzo Ducale.

di cui, tuttavia, non saprei non veder la traccia di qualche magistrale colpo di pennello
nella figura della Santa, gentilissima, quasi minor sorella della Vergine-bambina, pre-
sentata al tempio, in S. Maria dell'Orto. Questo, dei quattro, è il riquadro migliore, il
quale, pur da sè escludendo l'ipotesi d'un'esecuzione del Tintoretto, tuttavia lascia sup-
porre che, un pò' più dappresso, il maestro abbia vegliato sui discepoli, quando, l'in-
sieme ideato, loro l'affidò.

Ma negli altri, // doge Gritti dinanzi alla Vergine, Luigi Mocenigo adorante il Sal-
vatore, La Vergine in gloria e Nicolo da Ponte, se si toglie l'ardito vigor della composi-
zione, che nei due ultimi specialmente, appena rattiene il « furente foco » tintorettesco,
di Jacopo niente altro ci si rivela.

L'Arte. XXIV, 12.
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