L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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L'ATTIVITÀ DEL TINTORETTO IN PALAZZO DUCALE

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tivi satelliti del Veronese e del Tinte-retto, le due tendenze, tonale e luministica, accen-
tuino i loro caratteri differenziali, quasi più che nella pittura dei due maestri stessi. La
ricerca d'effetti di tono, propria di Paolo, per cui i colori, intrinsecamente illuminati,
cercarono lirico accordo con la visione d'insieme, divenne, nei seguaci, chiassosa e vana
coreografia; mentre, l'uso violento e costruttivo della luce, « ordinatrice stilistica » delle
composizioni di Jacopo, si trasformò, nei minori, in un artifìcio d'ombra e di lumi, con
prevalenza d'ombra. Nè dagli uni, nè dagli altri la sintesi poteva conseguirsi: restò, e
neppur sempre, l'apparenza di essa; mentre lo scopo decorativo generale fu perfettamente
raggiunto.

Il giudizio tradizionale, ho detto, sufficientemente non vagliò, in Palazzo Ducale,
ciò che era e ciò che non poteva esser di Jacopo. Siccome, d'altra parte, in questo luogo
Paolo fu grandissimo, rimasero accosto, attraverso il tempo, gli effetti dell'una e quelli
attribuiti all'altra attività: nè, dal rapporto, il Tintoretto poteva uscir bene. Così, poiché
specie nel passato, a tutti non fu facile persuadersi, che, ad ogni modo, gli artisti « por-
tano al cielo dell'arte soltanto la loro parte immortale », lasciando in terra ogni mor-
tale scoria, proprio dalle sale dogali, accessibili, nel succedersi di generazioni, agli occhi
del mondo, dinanzi ad opere non sue, che pur del suo stile sembrarono caratteristiche,
proprio di li venne forse alla pittura di Jacopo quella discordanza di valutamento, la
quale meno o più espressa, fuor di Venezia sopratutto, ne accompagnò la fama, lui vivo
e lui morto, fino, può dirsi, al Romanticismo.

Mary Pittaluga.
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