L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

Page: 174
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1922/0200
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
174

LUIGI BIAG1

La figura di Giovanni Grolier, uno dei più ce-
lebri e benemeriti bibliofili di ogni tempo è invece
ben nota. Fu costui Visconte di Aiguisy, e teso-
riere generale di Francia nel 1545, ed adottò per
i suoi volumi una leggenda simile a quella del
Maioli; fu con questo in relazione ed anche con gli
Aldi di Venezia (fig. 4). Con l'autorità della sua cari-
ca e del suo buon gusto ha molto contribuito ad in-
trodurre la legatura veneziana in Francia. Nei suoi
numerosi viaggi ebbe modo di servirsi di operai
italiani e francesi, sì che non è facile distinguere
la provenienza delle sue legature. Però esse, siano
eseguite in Francia o in Italia, dipendono stretta-
mente da quelle del Maioli, e danno lo spunto alle
creazioni più gentili dell'arte francese. Hanno rela-
zione con esse anche le rilegature di Lione a hit recci
mosaicati (fig. 5) e che in seguito, come si può con-
statare dai molti esemplari riuniti a Palazzo Pitti,
assumeranno ima fissità di carattere quasi mecca-
nica ripetendo a sazietà i loro tipi ad avvolgimenti
o quello a placca centrale di imitazione orientale.
Ispirato dal Grolier fu anche l'altro delizioso ar-
tista della legatura, quel Geoffroy Tory che, anche
nel bel volume esposto a questa mostra (Horae
B. V. Mariae Paris 1531) in mezzo alle volute
classicheggiatiti, pone la triste insegna del vaso
spezzato adoperata [la prima volta per la morte
di sua figlia Agnese. « Le diete vase et pot casse
signifie nostre corps, qui est" ung pot de terre ».
Così egli lasciò scritto.

A proteggere l'arte della legatura e a darle im-
pulso vengono poi bibliofili magnifici e mei i nali
di buon gusto, quali furono da noi gli Fstensi, i
Medici ed altri signori, ire di [''rancia da Francesco 1
a Luigi XVI, che fanno imprimere sui volumi le
loro iniziali coronate.

Gli F e la salamandra di re Francesco si veg-
gono sopra un volume delle Kime del Bembo (Ve-
nezia 1535), le cifre di Enrico II ed il monogramma
di Diana di Poitiers con i crescenti lunari l'arco e
la faretra si mostrano, senza ritegno, accoppiati
nel Vegetius del 1532 (fig. (>), le iniziali di Caterina
dei Medici, già vedova, insieme alle armi di Francia
ne VInventaire des vaiselles et joyaulx d'or ecc. del
[562; in altri volumi le armi di Carlo IX, diEn-
rico 111, di Luigi XI II, sotto il cui regno visse
J, A Oc Thou, altro splendido bibliofilo che mise
di moda quelle rilegature a tenui fogliami per cui
andò famoso Clovis Ève.

Sotto Luigi XIV e per tutto il seicento ed il set-
tecento il primato della Francia continua ad affer-
marsi con capolavori di inesauribile grazia. In
Italia la decorazione perde già nel seicento la sua
solida nervatura, e pur raggiungendo effetti so-
lenni come nelle coperte dei Libri della Dcposi-
aria Pontificia, lavorati a Roma, e raccolti in

gran copia a Palazzo Pitti, diviene affastellata di
ornati, grave ed impacciata in confronto alle tenni
grazie che spirano dai volumi rilegati in Francia.
Tutta la numerosa schiera dei « Relieurs du Roi »
si trasmette, perfezionandolo, il delicato mestiere,
fra essi è quel misterioso Le Gascon con le sue
lievi granulazioni che adornano come una fila-
grana fermissima il Not'iim Testamcnturn di Anversa
del 158 5 (fig. 7), e chencU'Officium B. M. V. del 1022

Fig. 7 — Novum Testatnentum graece,
Antuerpiae, 1583.

si insinuano leggere fra le mosaicature degli in-
trecci. Il xviii secolo vede ancor nuove raffina-
tezze in Francia e sorgere i motivi floreali con un
nuovo verismo che rompe la tradizione decorativa
e coglie eleganze nella curva di uno stelo o nella
corolla di un fiore, ed aggiungere alle mosaicature
dei piatti gli emblemi miniati, ed alcuni esemplari
farsi, come in tutti i generi d'arte giunti alla per-
fezione, sovraccarichi di ornamenti e di preziosità.

Fcco le eleganze raffinate e leziose dei Padeloup,
del Mounier (fig. 8) dei Dubuisson, dei Deróme con
i loro merletti a piccoli ferri i cui pregevoli modelli
riempiono della loro grazia tutta una vetrina della
Mostra, ed ecco accanto a quelli francesi alcuni
esemplari inglesi, la cui arte già nel seicento si
mostra sobria e delicata, anche se non ha ancora
raggiunto il perfetto equilibrio degli spazi come
loading ...