L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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EMILIO LAVAGNINO

condotte alla sua maniera, con una volta compartita e rabescata sul fare delle Vati-
cane. Le pareti hanno sofferto, ma la volta è assai ben conservata, dimostrando da
pertutto il genio sublime e forse qualche tratto del suo pennello ».

Ma, benché il Guattani e molti altri storici di cose romane dei secoli scorsi, parlino
nelle loro Descrizioni di Roma, della villetta palatina come della casa di campagna
di Raffaello, questa costruzione, sorta su i ruderi dei palazzi imperiali, non solo non
appartenne mai all'Urbinate, ma fu fatta erigere dai Mattei i quali incaricarono Giulio
Romano di affrescare nella villa un piccolo portico, nel bel mezzo del quale era scol-
pito lo stemma gentilizio della loro famiglia.

Ed il Passavant,1 una novantina di anni fa, scrivendo il suo libro su Raffaello,
ebbe occasione di nominare e descrivere quegli affreschi che, ai suoi tempi, ornavano
ancora le pareti del portichetto, divenuto poi parte di una sala, in seguito agli
ingrandimenti subiti dalla villa.

Pochi anni dopo la visita di quello studioso, dovendosi demolire la costruzione,
si staccarono gli affreschi dalle pareti; e mentre una parte di questi andò a finire al
museo dell'Eremitaggio a Pietroburgo, dell'altra non si ebbe più notizia.

Purtuttavia attraverso la descrizione accurata che ne fece il Passavant ci è facile
riconoscere nei frammenti di affreschi che qui vengono riprodotti, tuttora apparte-
nenti alla famiglia Malanca di Roma, quella parte di decorazione della volta che si
riteneva irreparabilmente perduta.

* * *

Quando Bernardo Dovizi da Bibbiena, cardinale di Santa Maria in Portico, fu chia-
mato in Vaticano da Leone X come segretario particolare, e prese stanza, data la
sua carica, in un appartamento al terzo piano delle Loggie, dette incarico a Raffaello,
— si era allora nel 1516 — di decorargli la «stufetta» o stanza da bagno.

E l'Urbinate, seguendo nella decorazione di quello stanzino le indicazioni che il
Bibbiena gli veniva dando, dipingeva a mano a mano le diverse storie.

E allora, mentre il fantasioso e piacevolissimo cardinale suggeriva a Raffaello
i fatti della vita di Venere e giostre di amorini e sileni per la sua «stufetta», l'Urbinate
si ispirava agli affreschi delle terme e dei colombari per racchiudere entro preziosi
e filiformi ricami le invenzioni che il Bibbiena ricavava dai suoi prediletti autori della
latinità.

Qualche anno dopo, morto il maestro, Giulio Romano ripeteva a dimensioni
molto maggiori, sulle pareti del portico della villetta palatina dei Mattei, quegli stessi
fatti della vita di Venere e decorava la volta con grottesche, ispirandosi alle stesse
fonti a cui aveva attinto Raffaello per dipingere quelle dello stanzino vaticano.

Il Passavant, nella sua opera già citata, parlando del portichetto palatino, dopo
aver riscontrato la identità tra gli affreschi principali delle pareti del portichetto
stesso con quelli della « stufetta » dice che, nella volta ai lati del tondo contenente
lo stemma de' Mattei, erano due scenette rettangolari, la prima rappresentante le
nozze di Ercole ed Ebe e la seconda, Mnemosine che avanza circondata da quattro
Muse. Inoltre, sempre nella volta, il Passavant dice che insieme a mostri combattenti
con amorini si vedevano, entro tondi, i segni dello Zodiaco, ed in altri scomparti
Apollo e sette Muse.

Sono appunto le storiette della volta ricordate dal Passavant quelle qui ripro-
dotte e per le quali, se non se ne conoscesse con sicurezza la provenienza, basterebbe
lo spirito classicheggiante che le anima ed i molti punti di contatto che hanno con la
decorazione della « stufetta » del cardinal Bibbiena, per farle senz'altro attribuire

1 J. I>. Passavant, Rafael von Urbino und sein valer Giovanni Santi. Leipzig, 1839.
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