L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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CAVALLINIANA

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tenta di demarginare e assumer valore suo, fuor della stretta rete del chiaroscuro,
(ad es. nella caduta dell'acqua dalla rupe) una tendenza che in seguito sempre più
vivacemente si affermerà. La tela, piccola, più abbozzata che portata, e un po' tralasciata
nei particolari, ha quindi maggior pregio documentario che artistico, benché goda la
piacevole felicità propria del nostro pittore.

Seconda è una replica dell'Ester e Assuero degli Uffizi, di proprietà del signor
Roberto Gigli di Napoli (fig. 3). Non identica alla celebre squisita tela, considerata uno
dei capolavori cavalliniani, dispone un paggio a destra, in luogo del vecchio ammantel-
lato; diverso il trono del re; più accentuata e virile la fisionomia di questi; più reciso
il gioco della luce, che s'appunta sotto il piede dell'Ester sfuggendo da un lato paral-
lela al piano del pavimento e includendo con l'altio l'inchino corpo di lei, a formare
un gran triangolo che conchiude il gruppo centrale. 11 succo del colore, più macchiato

Fig. 3 — B. Cavallino: Ester e Assuero (copia).
Napoli, Collez. Roberto Gigli.

(v. le donzelle a sinistra) e generalmente acceso, il chiaroscuro più tagliente ci fanno pen-
sare davvero a una buona copia (la tela, che misura 0,64x0,50, ha dimensioni inferiori
di quella degli Uffizi) ; infatti la pennellata meno trasparente, il senso meno serico
delle acconciature, ci riportano ad una mano ben meno felice.

Ultimo viene un gruppo di tele per cui m'ò necessario rifare un po' i conti con la
cronologia delle opere cavalliniane. Come vedemmo, lo stanzionismo regna fino al Martirio
di S. Lorenzo della Pinacoteca di Lo vere; segue quindi il Serpente di bronzo ch'è proprietà
del signor Gigli; poi s'inizia il caravaggismo più stretto col Transito di S. Giuseppe della
collezione Sinigaglia e si giunge ai due ottagoni Gualtieri e ai due quadretti dei Gerolamini.
Ma non mi pare si sia ancor notato come, nell'Annunzio ai pastori e nella Negazione di
S. Pietro, uno per ognuna delle coppie precedenti, e quindi nei Due Santi del signor Max
Bondi e in qualche altra tela, si dimostri e si sviluppi ad un tratto un preciso in-
flusso coloristico di tipo veneto, per cui le forme si sgranano in pasta di pennellata
fuor dai limiti segnati dalla luce, e acquistati via via un valore cromatico singolare come
altezza ed elezione di toni fiorenti in pura macchia dall'ombra. Siamo al logico passaggio
verso la Giuditta, ancor caravaggesca di taglio, ma in cui non s'è bene osservata la gru-
mosità del colore e la sua nuova caldezza; verso la S. Cecilia del Museo nazionale di

L'Arte. XXV, 25.
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