L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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CAVALLINIANA

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fortunato e precario; infatti presto la macchia demargina e si spalma, l'organizzazione
luminosa si dissemina slegata e allucciolata: siamo alla Decollazione di S. Gennaro, già
venduta con la Collezione Tesorone in Napoli, oggi di proprietà del signor Marino;
siamo, via via, adacquando le gamme e sciogliendo i rapporti tonali in luminosità glu-
tinose e inorganiche, alla 5. Elena che ritrova il legno della Croce, già all'Istituto di Belle
Arti, ora al Museo Nazionale di Napoli; siamo al Cristo mostrato al popolo, ampia tela
di proprietà del Duca di Corigliano-Saluzzo (fig. 8), di cui mi duole di non poter presen-
tare altro che una fotografìa sfocata, che nulla rende della misteriosa animazione sotto-
marina di questa folla che s'orienta e si scompone nell'ambiente monumentale e
vespertino con un pullulio fosforescente e quasi crespiano; siamo al San Paolo naufragato
a Malta (fig. 9), di proprietà del pittore Diodati di Napoli, in cui ogni forma s'è sfatta in un
grumo di colore acquoso, ogni compagine slegata, ogni armonia sintetizzatrice dispersa. Ma

Fig. 5 — B. Cavallino: Gesù scaccia ì mercanti dal tempio.
Napoli, Collez. Roberto Gigli.

vi si presentono le arboree felicità decorative settecentesche, il pullulio delle multiple
luci, l'ampliarsi della scena oltre i limiti d'un quadro o d'una parete, con quello scon-
finamento ch'è caratteristico della ornamentazione prolissa del secol nuovo.

Tale ci si presenta la nobile fine dell'attività cavalliniana, logicamente distrutta
sulle stesse premesse sue, ma suggeritrice del superamento; poiché la organizzazione chia-
roscurale non fu dal Nostro intesa mai se non come gioco, e quindi, con l'affermarsi
sempre più risoluto del colore (sua vera predilezione), ogni organismo estetico doveva
con quello cadere, non lasciando al quadro altro che Varia romantica e la preziosità della
sceneggiatura decorativa.

# # *

Concludendo, qualora io cercassi di rendere in alcuna frase quella relazione tessu-
tasi fra un certo numero di mie immagini e concetti sotto lo stimolo delle opere del
Cavallino, e cui ho dato necessariamente il suo nome, mi verrebbe anzitutto spontaneo
di rappresentarmi un mondo in cui la presenza dei singoli abbia determinazione dal
colore, inteso come altezza ed elezione di toni, e il loro rapporto drammatico dalla illu-
minazione. Mi proporrei cioè di formulare, fra gli aspetti pittorici a cui posso atteggiare
la mia realtà, quello in cui le forme grumose di tinta, totalmente compiaciuta di se
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