L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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BEATRICE SERRA

tamburo della cupola si rivela la diversità della mano creatrice. Mentre le otto figure
di vescovi e monaci collocate nelle anguste edicolette dei pilastri, sono minute e
deboli nel modellato, vestite di tuniche che scendono in pieghe appena segnate: mentre
le statue sotto la cupola presentano sproporzioni mai viste nell'opera del Dalmata,
le tre statue di apostoli situate al vertice del timpano, con l'energico modellato, le
profonde pieghe delle vesti a imitazione classica, ci dicono la loro paternità.

Si ritrovano, dunque, già affermate nella facciata di San Jacopo a Vicovaro le più
notevoli caratteristiche dell'arte di Giovanni Dalmata. Le stesse stoffe abbondanti
dalle grosse pieghe spezzate vestono gli enormi angeli del sepolcro di Paolo Secondo,
ricadono in tende e coperte nell'« Inganno di Giacobbe » del tabernacolo di San Marco,
si gonfiano sui fianchi dei belli angeli, così abbondanti da rovesciarsi sulla centina che
non riesce a contenerle, come avviene per la veste dell'arcangelo e di Maria nei me-
daglioni di San Jacopo. La Vergine del tempietto è parente della Rebecca di San Marco
per i lineamenti, i contorni del viso, gli occhi abbassati. San Pietro e San Jacopo e i due
santi patroni del sepolcro del card. Roverella sono fratelli gemelli; i due alati puttini
del tempietto e i due genietti reggistemma situati alla base del monumento suddetto si
cingono degli stessi veli finemente pieghettati; i nervosi angeli dell'archivolto di San
Iacopo ricompaiono più calmi e composti nei loro nobili fratelli del sepolcro di San
Clemente. E non solo le carattcristich ■ dell'arte del maestro si ritrovano tutte in que-
sta facciata; in vero vi appariscono così spiccate, così originali, così intatte ancora dalle
modificazioni che più tardi tentativi di modificazione portarono nella maniera di lui,
da fare di questa opera leggiadra e vigorosa una delle più belle produzioni di Giovanni
di Traù.

Beatrice Serra.
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