L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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SAN MARTINO DI LUCCA

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lavorava per il duomo un giovane scultore, Giovanni da Imola, che, al partirsi di
Jacopo nel 1413, rimase probabilmente a continuarlo, ma, abbandonatosi a turpi costumi,
fu messo in carcere e tenutovi per tre anni, nonostante le raccomandazioni dei Reggi-
tori di Siena, implorate da Jacopo della Quercia, e le altre del vicario d'Imola, Lodovico
degli Alidosi.

La magnifica decorazione delle arcate delle gallerie nella crociera e nelle navi (fig. 1-3)
cominciata dopo il 1372, ad imitazione del Camposanto pisano, fu continuata anche
tardi; basti il dire che gli ornamenti a traforo della nave maggiore, come afferma Enrico
Ridolfì, « furono scolpiti e messi al posto dopo la metà del secolo xv ». La decorazione
esteriore del secondo ordine consta di una teoria di arcatelle a cunei alternati di marmi
bianchi e verdi, sorrette da pilastrini con capitelli intagliati, e con una testa, nella con-
giunzione degli archi, al modo pisano. Le teste che, scrive il Ridolfi, 0 sommano ad un

Fig. 4 — San Martino di Lucca.

numero grande, sono di bella maniera scolpite, sebbene dovessero vedersi a grande altezza;
segno certo che vennervi adoperati non comuni artefici. Di tali teste vennero poi arric-
chite anche le parti superiori della crociera e del tergo; e vi si aggiunse al di sotto del
tetto un ornamento di grandi losanghe, ne' cui ricassi sono marmi di svariati colori,
mentre di più piccole losanghe, in maioliche colorate, è intarsiata la parte superiore della
tribuna ».

Le gallerie interne, con belle trifore divise da fasci di colonne e pilastri, incluse a
coppie entro una maggiore arcata, dai cui pennacchi s'innalzano le cordonature della volta,
appaiono tanto lungo la nave mediana della chiesa, ove gli archi si disegnano a pieno
centro, quanto nella crociera, ove più schietta si vede l'imitazione dell'arte di Giovanni
Pisano, della serie d'arcate leggiere e snelle, quasi composte d'aste e di cerchi e di rose
metalliche, intorno alla terra portata d'Oriente per il Camposanto pisano, cancellata pre-
ziosa di sacrario, squisito industre lavoro di orafo. In San Martino, la sottigliezza mi-
rabile della trama viene diminuita; l'incrocio delle ogive, che incoronano gli interco-
lunni, perde la originaria grazia slanciata di ferrigni rami intersecantisi, per divenire,
al confronto, una greve trina marmorea, complessa di ornati in forma di rose,
di trilobi, di tondi, partecipando al carattere minuzioso e faticato del tardo gotico

L'Ari*. XXV, 27.
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