L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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ADOLFO VENTURI

testa muliebre, assumono per la rigidezza schematica delle nervature nitidamente rile-
vate e dei vertici spioventi, l'intonazione solenne e quasi ieratica della mirabile testa so-
vrastante. In un altro capitello, le foglie seguono una contenuta ondulazione, un ritmo
lento di curve, movendo all'unisono, a formar serpentini archi, i lobi uncinati: il fremito
gotico inturgidisce il centro delle foglie, come respiro profondo il petto, ma la nuova
disp dizione calcolata e simmetrica ne frena gli slanci. Trarremo ancora un esempio da

F"ig. 14 — San Martino di Lucca, Testa a congiunzione degli archi.

questa eletta serie di capitelli, e cioè il bellissimo sotto una giovanile testa inclinata con
drappo avvolto intorno al collo (fig. 10), tra i più intensi di chiaroscuro per la frequenza e
la profondità degli scavi, che segnano le nervature delle foglie e gli interstizi tra i lobi,
affine all'arte di Jacopo della Quercia per la ricchezza dell'effetto pittorico e la vitalità
del fogliame esuberante, con vertici massicci, nodosi, tenacemente aggruppati.

Non solo i capitelli, ma le teste, che i decoratori del tempio lucchese, memori del
Camposanto pisano, hanno insinuate nei peducci tra arco e arco, sono opere insigni. Vi
si distinguono artisti diversi, facilmente determinabili; ne citiamo alcuni fra i più
notevoli: un facile plastico che acciacca il marmo, infondendogli strana viscidità di
molle creta, affloscendo sulle fronti le ciocche uncinate, scavando obliquamente l'occhio
sotto l'arco delle palpebre, così che molli e come inumidite vi scivolino luce e
ombra (fìgg. 6-7). A queste teste, tipiche per larghe labbra disegnate con forza, nari dilatate,
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