L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 25.1922

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LA CRITICA D'ARTE E FRANCESCO PETRARCA

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quolibet sculpturae, cumque in omnibus signis ac statuis longe imparem se negare te-
meraria impudensque non audeat.'

La spiritualità del Petrarca si sperdc qui totalmente affogata nell'erudizione; così
che la superiorità della scultura è giustificata da ragioni meccaniche, e il passo ha in-
teresse sopratutto come spunto che sarà poi sviluppato ampiamente nei secoli successivi:
superiorità materiale e naturalistica della scultura contro superiorità artificiale e umana
della pittura ; perfezione antica della scultura contro pretesa di perfezione moderna
della pittura.

L'interesse storico-topografico pei monumenti antichi, l'esaltamento di origine libre-
se 1 per la gloria dell'arte antica, non potevano nè l'uno nè l'altro suscitare nel Petrarca
accenti di spontanea ammirazione per l'arte figurativa. Ond'è che, malgrado la convin-
zione teorica ed erudita della superiorità degli Antichi, lo slancio del cuore è riservato ai
Moderni, a Simone Martini principalmente.

Interpreta il ritratto di Laura con insuperabile finezza spirituale, come s'è detto.
Quando legge in Plinio il ricordo degli amici di Apelle, nota in margine: « Haec [comitas]
fuit et Symoni nostro Senensi nuper jocundissima ». Collabora con l'amico suggerendogli
la composizione evocatrice delle opere di Virgilio pel frontespizio del Virgilio Ambrosiano;
e tale è la soddisfazione per l'opera compiuta dall'amico che, di suo pugno, il Petrarca
l'esalta così:

Mantua Virgilium qui talia carmina finxit
Sena tulit Symonem digito qui talia pinxit ».2

Al piano dunque di Virgilio è sollevato Simone. Nè basta : egli è superiore agli
Antichi.

Il Petrarca si allontana da Laura :

E solo ad una immagine m'attengo

Che fe non Zeusi o Pressitele o Fidia

Ma miglior maestro e di più alto ingegno.3

E davanti al ritratto di Laura :

Per mirar Policleto a prova fiso,
Con gli altri ch'ebber fama di quell'arte,
Mill'anni non vedrian la minor parte
De la beltà che m'ave il cor conquiso.*

Davanti a un'opera d'arte a lui cara, o perchè ritrae la sua donna, o perchè esalta
il suo Virgilio, o meglio perchè dipinta dall'amico con la spiritualità che lo imparadisa,
il Petrarca dimentica il presupposto culturale della superiorità degli Antichi e si abban-
dona all'entusiasmo senza confine.

Nè l'opera di Simone è un'eccezione. Giotto è colui « cuius inter modernos fama
ingens est »; ' nè c'è bisogno di nominarlo per identificarlo, basta ricordare il « con-
terranea ohm meus pictor, nostri aevi princeps ».6 La basilica di S. Marco, « qua nulla,

1 De Remediis, I, 41.

2 D'Essling e Muntz, Pétrarque, Paris, 1902,
P- 13-

* Son. 86. Essling e Muntz, op. cit., p. 11,
suppongono che si tratti della Natura o di Amore;
ma le altre testimonianze di esaltamento per Si-

mone permettono di sostenere che anche qui si
tratti di lui.

4 Son. 49.

5 Ep. de rebus famil., V, 17.

6 Itinerarium Syriacum, ed. cit. 1581, I, 560.

L'Arte. XXV, 31*
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