L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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L'ARCHITETTO DI SISTO IV

Quando Martino V Colonna il 27 settembre del
1 ]2o rientrò nella sua Roma, clie per tanti anni era
stata abbandonata a sè stessa, trovò la città in uno
stato veramente pietoso. Nelle vie anguste cre-
sceva alta l'erba, le case erano diroccate, i templi
defili Apostoli scoperchiati; ed è con accorato ac-
cento di dolore che per la Bolla del 30 marzo 1425
con cui egli ristabiliva l'ufficio dei Magistrì viarvm,
il papa Colonna detta:...dignvm tamen non imme-
rito reputamus et congruum ut urbis nostrae Romae
guani princeps apostolorum Petrus et in sortem simi-
lem Paulus, fletei ortodoxiae Cardinales, aliqui in-
numeri victoriosi mart/res sui sa'iguinis aspersione
irrorarunt amplior nos cura perstringat, ut urbs ipsa
auae dìv.nis et humanis legibus perantea floruit aliti-
sene destrictus nostris in temporibus divina (avente
clementia, bonis assurgant moribus et saLilaribu.s
incntea SUCCessoribus commendentur.1

E con tanta foga iniziò i restauri degli antichi edi-
fici, con tanto entusiasmo curò le meraviglie della
città augusta, e di ciò fu talmente orgoglioso che,
in una sua medaglia, volle incise le parole: Dirittas
ac labentes urbis restaurava ecclesias.2

Roma a poco a poco, lungo tutto il quattro-
cento, calmate le lotte intestine, cessò d'esseie di
continuo risuonante pel fragore delle armi; le fazioni
dettero finalmente tregua agli animi dei cittadini
e l'Urbe rinfocolata si preparò a divenire, nel
campo dello spirito, durante il meridiano splen-
dore del cinquecento, centro non solo d'Italia ma
dell'Europa tutta.

Ma se grandi furono i sogni di bellezza che
agitarono la mente di pontefici quali Nicola V e
Pio II, se si fa eccezione per il palazzo di San
Marco, la turrita mole sorta nel bel mezzodiRoma,
ampio come una reggia, robusto come una for-
tezza, per volontà del Cardinal Barbo poi Paolo II,
nessuna profonda impronta ebbe la città dai pon-
tefici umanisti che si susseguirono sulla cattedra di
Pietro fino al 1471. In tale anno fu assunto al pon-
tificato Sisto IV Della Rovere, il papa edile per
eccellenza, il rinnovatore di Roma.

Durante il suo governo le costruzioni nuove si
moltiplicarono, le vie furono riassettate e lastri-

1 Magnum Bullarium Rnmunum, Ed. 1692; Muntz,
Les Arts à la Cour des Papes.

2 Gregorovids.

cate, le antiche basiliche di San Pietro e San Gio-
vanni restaurate, e cosi i palazzi Laterani e Va-
ticani; l'acqua Vergine fu ricondotta a Roma.
I Cardinali nepoti presi — come lo zio — dalla
febbre di costruire, non risparmiarono spese per i
loro palazzi. Il desiderio di fasto, di magnificenza ed
anche un non celato orgoglio di lasciar l'impronta
del proprio regno, come gli antichi Cesari, nella
città millenaria — orgoglio che trapela da quel
« Sixtus III1 fundavit » inciso sulle finestre di
Santo Spirito — spinsero il Papa a lavori gran-
diosi. Roma acquistò allora una nuova fisonomia
caratteristica, ebbe una nuova impronta dal Papa
Della Rovere, « tal che avrebbe potuto Sisto ra-
gionevolmente dire, ch'egli lasciava rifatta di
mattoni Roma, prima fabbricata di fango, come
già disse Augusto averla lasciata di marmo

* * *

Il Vasari parla molto esplicitamente dell'archi-
tetto di Sisto IV: « Baccio Pintelli fiorentino, il
quale, per la buona pratica ch'ebbe nelle cose di
architettura, meritò che il detto Papa in ogni sua
impresa di fabbriche se ne servisse ». Su disegno di
costui, a dire del Vasari, fu eretta la Chiesa ed il Con-
vento di Santa Maria del Popolo ed in tale Chiesa
alcune cappelle, tra cui particolarmente quella per
il Cardinal Domenico Della Rovere, che altresì
dette a Baccio l'incarico di erigere il proprio pa-
lazzo in Borgo Vecchio. In base a suoi disegni —
sempre a dire del Vasari — ma per ordine del
Papa, furono fabbricati la libreria sotto le stanze
di Nicola V, la cappella Sistina in Vaticano, l'ospe-
dale di Santo Spirito in Sassia ed il ponte Sisto « che
fu tenuto opera eccellente per averlo fatto Baccio
si gagliardo di spalle e così ben carico di peso che
egli è fortissimo e benissimo fondato ». Nell'anno
del giubileo 1475, fece ancora Baccio « molte chie-
sette per Roma che si conoscono all'arme di Papa
Sisto ed in particolare Santo Apostolo, San Pietro
in Vincoli e San Sisto » e per mano sua sorse ancora
la chiesetta d'Ostia. A proposito poi di San Pietro
in Montorio, che la tradizione vuole eretto dal Pon-
telli, lo storico aretino scrive: « Affermano molti
che il disegno della chiesa di San Pietro a Montorio

1 Le Vite dei Pontefici, di B. Platina, continuate da
Onofkio Panvinio, ecc., Venezia, 1685, pag. 461 e seg.
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