L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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Un ritratto ignorato di Pietro Perugino a Napoli

Nella preziosa raccolta di codici miniati della Biblioteca Nazionale di Napoli è il
noto esemplare a stampa delle Opere di Omero, edite in Firenze nel dicembre del 1488,1
illustrato nel verso del secondo foglio da un capolavoro fin qui ignoto di Pietro Perugino.2

Meraviglia l'inconsueta collocazione fra le pagine di un libro di quest'opera che po-
trebbe figurare in ricca cornice nelle Gallerie Pitti o Uffizi o al Salon Carré del Louvre,
fra i gioielli del nostro quattrocento. Forse per questa sua collocazione, l'opera è rimasta
a lungo quasi nell'oblìo, in quieta compagnia di messali e libri di Ore, ma al suo vivere
umile deve probabilmente la perfetta conservazione di colore e di segno che ce la presenta,
qual'era quando uscì dalla mano del maestro, senza ombra di ritocco (fig. 1).

Le altre pagine miniate del codice, manifestamente di ben diverso stile, sono attri-
buite concordemente1 ai miniatori fiorentini Gherardo e Monte, ma di queste pur prege-
voli opere di minio, non scrivo ora per occuparmi esclusivamente del ritratto.

A chi conosce l'arte del Vannucci, esso è tale che al primo apparire suggerisce il
nome del grande artefice e il periodo in cui fu eseguito. Chiara, determinata afferma-
zione che non lascia adito ad esitazioni, come non facilmente avviene per ritratti in cui
tutta la rappresentazione sia circoscritta alla testa e all'accenno del busto, se non siano
opere di indiscussa legittimità e dovute ad artista di spiccata personalità.

La vicenda delle attribuzioni di questo insigne ritratto è strana. Fu creduto da Vito
Fornari/ non partecipe agli studi d'arte, opera di uno dei maggiori pittori del xvi se-
colo; dal Milanesi, che lo descrive nel commentario alla Vita dì Gherardo c Monte?
fu timidamente assegnato al Ghirlandaio; Paolo D'Ancona,6 nella sua opera sulla Mi-
niatura Fiorentina, l'attribuì a un indeterminato seguace del Ghirlandaio con caratte-
ristiche di stile diverse dai due maestri Monte e Gherardo.

In realtà il problema che più sembra avere appassionato coloro che ebbero vi-
sione del bellissimo codice, e ne scrissero, fu la determinazione del personaggio rappre-
sentato.

Piero de' Medici, tìglio di Lorenzo il Magnifico, 0 il ritratto giovanile di Paolo III
Farnese? La seconda ipotesi fu ben presto scartata, perchè erroneamente fondata sul
fatto accidentale del trovarsi nel volume lo stemma dei Farnese, evidentemente ridi-
pinto sopra un altro più antico, quando il codice pervenne in proprietà di quella fa-
miglia. Più ragionevole è l'ipotesi che il giovinetto rappresentato sia Piero dei Medici,
al quale era stata dedicata l'opera omerica dal fiorentino letterato Bernardo Nerli, che
nell'epistola latina di dedica, loda anche l'appassionato ardore del giovinetto per gli
studi omerici.7 Nella miniatura di Gherardo, che sussegue, si vede rappresentato sopra
un chiaro sfondo in cui è la visione di Fiorenza.

1 Homeri opera (graece), membranaceo, non cart.,
sec. xv, leg. in pelle verde, con stemma borbonico.

2 Misura cm. 22,50 di larghezza per cm. 33 di alt.

3 Paolo D'Ancona, Miniatura Fiorentina, Fi-
renze, Olscki, 1914, voi II, p. 694.

■t Vito Fornari, Notizia della Biblioteca Na-
zionale di Napoli, ivi, 1876, 1098, seg.

5 Vasari, Vite (ed, Sansoni), III.

6 Op. cit.

7 Cod. [i.
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