L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 27.1924

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

VI. - Rinascimento italiano.

a) Quattrocento.

Me. Comb Arthur. A cassone-panel by Francesco
di Giorgio Martini (in Ari in America, v, XI,
num. z, febbraio kjj.ì).

L'A. presenta brevemente un interessante pannello di
cassone, opera di Francesco di Giorgio Martini (proprietà
Mrs. Wheelwright). Per quanto in assai cattive condizioni,
il pannello, che rappresenta due scene con il Giudizio di Paride
e il Ratto di Elena, divise da una Diana armata d'arco, non
lascia dubbio sull'attribuzione: i raffinati atteggiamenti delle
bionde figurine, il colore, il paesaggio, tutto trova evidenti
riscontri nell'opera del maestro. L'A., inoltre, ricorda che
l'opera di Francesco di Giorgio pittore è ben rappresentata
in America: vi sono di lui un altro frammento di cassone
rappresentante un Trionfo, nel Museo Metropolitano, una
immagine di Dio con angeli nella coli, Lehman, una Mudi,li-
na nella coli. Watt, Englewood, una Natività (prop. Blumen-
thal, New York); e osserva che probabilmente è lui stesso
l'autore del fondo ae\V Annunciazione di Neroccio Landi
(Javes Collection, New Haven) che tanti riscontri offre con
il cassone Wheelwright. Auguriamoci che ci vengano presto
fatte conoscere queste opere del grande maestro.

B. S.

Andrea Moschetti. Di un dipinto di Casa Papa-
fava attribuito a Jacopo da Alontagnana.
In questo opuscolo Andrea Moschetti pubblica uno studio
su un quadro che è stato già attribuito a Jacopo da Mon-
tagnana e che egli vuole senz'altro riferire all'arte di Fran-
cesco del Cossa.

Si tratta di un quadro raffigurante S. Pietro, ai piedi del
quale si inginocchia una figurina di donatore. Egli ricollega
quest'opera con due altre del ('ossa: il S. Giovanni Battista
e il S. Pietro di Brera.

Ma ci domandiamo: che c'entra Francesco del Cossa
con questo quadro?

Il Moschetti afferma che qui i caratteri del Montagnana
non sono molti e importanti; ma ancora meno lo sono quelli
del Cossa, a mio parere.

Ricollegando il quadro col Beato Lorenzo Giustiniani di
Verona, che l'A. toglie al Montagnana come per sbarazzarsi
di un testimonio importuno, noi vediamo che evidenti
sono i rapporti fra le due opere: la figurina del donatore
specialmente è un chiaro legame fra loro, poiché essa è
simile a quella del quadro di Verona e perfino la stessa tu-
nica leggera copre le forme spianate componendosi in pie-

goline fini, stirate, arricciantisi al suolo lungo l'orlo della
veste.

Anche il paesaggio del quadro Papafava ci richiama altri
paesaggi di Iacopo, e in particolar modo lo sfondo deìVAn-
nunciazione di Venezia. Ma di Francesco del Cossa che cosa
troviamo qui? Dov'è la sua vigoria, la sua potenza di model-
lato, l'espressione intensa delle sue figure? Se pochi sembrano
al Moschetti in quest'opera i caratteri di Jacopo da Mon-
tagnana, l'arte di Francesco del Cossa mi sembra sia ancora
più lontana, qualunque sia la buona volontà di chi voglia
riconoscere in questa figura atticciata di Santo, propria
della maniera di Jacopo, una di quelle potenti figure create
dal pennello o comunque uscite dalla bottega del pittore
ferrarese. A. B.

V, Lazzarini. // Mausoleo di Raffaello Fulgosio
nella Basilica del Santo. Venezia, 1923.

In questo studio il Lazzarini viene a confermare ciò che
gli studiosi avevano già prima inteso: che, cioè, l'autore del
monumento sepolcrale di Raffaello Fulgosio nella Basilica del
Santo a Padova fu Piero di Nicolò Lamberti. Egli pubblica,
infatti, due documenti da lui ritrovati che indicano appunto
Piero di Nicolò come autore del monumento Fulgosio, e
riguardano pagamenti per i lavori e la stipulazione del con-
tratto con la vedova del F'ulgosio. Ma ancora il Lazzarini
aggiunge qualcosa di nuovo: egli identifica il collaboratore
di Piero, già sospettato ma non identificato, in Vanni di
Bartolo, detto il Rosso, fiorentino, e ciò sempre producendo
altri documenti.

L'A. rifà inoltre la storia del monumento, ne studia la
struttura venendo così a completare questa sua diligente e
acuta ricerea. A. B.

Charles Marcici,- Reymond. La «Cléopatre« chi Lou-
vre et Gianpietrino (in Gazette des Beaux Arts,
ottobre u>2 1).

L'A. discute l'attribuzione a Gianpietrino di una Cleopatra,
acquistata dal Louvre, derivante dalla Leda di Leonardo, e
ricollega il dipinto alle figure ignude del Sodoma: alla Ros-
sana, aXVEva, Ma Lucrezia. Il gioiello sul petto e gli orecchini,
la veduta architettonica romaneggiante di là dalla finestra,
si rivedono spesso nelle opere del Sodoma, non in quelle dei
leonardeschi. La Cleopatra è una imitazione della Leda, o
fatta dal Sodoma stesso, o copiata da un'opera perduta di lui,
o, per lo meno, eseguita da un suo prossimo seguace.

L'A. passa poi a cercare perchè si sia attribuito a Gianpie-
trino un quadro, che un tempo era già dato al Sodoma, e
esaminando le opere date comunemente al pittore lombardo,
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