L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIULIA SI.NI BA l.Dl

conca formata dai pilastri e dall'abside, chiusa dal soffitto piano e dal pesantissimo
architrave. Dinanzi, nel vuoto della conca, una fanciullina, con una lunga camicia bianca,
è dipinta due volte: prima, stesa a terra, morta, poi, sorgente, tutta rosea e bionda.

Senza parlare di quel tanto d'imparato dal Franciabigio, che in tutti questi cinque
affreschi si fa sentire, ma che si può dire già superato e che fra poco sarà dimenticato,
bisogna osservarvi più tosto le derivazioni da Rafaello, che sono tutt'altro che un epi-
sodio, come ho detto, nell'arte di Andrea e che è interessante trovare anche nelle sue
prime cose, fra tante altre imitazioni che si sentono, più che altro, come tentativi.
Non che si possa propriamente indicare l'influsso di questa o di quella opera rafaellesca;
più tosto, nell'equilibrato contrappeso di certi aggruppamenti, nell'aggraziata ondu-
lazione di certe figure, in certi volti chini, giovanili e soavi (per esempio in (piedi delle
due figure ai piedi del santo morto), si vede come Andrea si accostasse a Rafaello
per la naturai dolcezza del suo spirito incapace di ardimenti e di tormenti cerebrali.

Nell'ultimo affresco, con il miracolo della vista resa a un bambino dal contatto
con le vesti del santo, è scritta, su un gradino, la data 1510. In esso i! partito archi-
tettonico si fa leggero e ampio e la disposizione delle figure è di simmetrica regolarità.
Anche i rossi del manto dei due personaggi, che segnano l'estremità del mezzocerchio
formato dalle figure, aumentano tale simmetria, (di sguardi loro, rivolti al sacerdote,
centro della conca, quello dell'uomo in piedi a destra, che -misura in senso inverso lo
spazio, volgendosi allo spettatore, servono a valorizzare la profondità del vano creato
dalla cappella e dalle figure.

Si noti come quell'academico personaggio, che è sdraiato sui gradini a sinistra,
se potè essei' suggerito Ha forme michelangiolesche, le attenui, li' indolcisca e, se si può
dire, le rafaellizzi.

Si noti anche la donna con un bimbo in collo. 11 tipo è quello della Maddalena
degli Uffizi: forme piene, tondeggianti, lineamenti minuti, piccolo capo coi capelli
aderenti.

Forse poco dopo aver compiuto quest'ultimo affresco,1 Andrea fece per la Badia
di San Godenzo, beneficio dei frati dei Servi, l'Annunciazione che ora, molto sciupata e
ridipinta, è a Pitti.2

Per formare una conca, secondo lo schema compositivo fin qui preferito, entrano
nella composizione due figure completamente estranee all'annunciazione della Vergine,
una delle quali, vestita come i frati dei Servi, è forse San Filippo Benizi.' Il colore,
denso e grumoso, il rotondeggiare della forma, il queto e raccolto schema composi-
tivo mi fanno credere quest'opera anteriore al corteo dei Magi, nel chiostrino dell'An-
nunciata. Si osservino le figure della Vergine e dell'angelo annunciante e si vedrà quanto
Andrea guardasse a Rafaello e a fra' Bartolomeo, a cui l'opera si avvicina anche per
l'ombra scura del fondo. Il tipo rafaellesco dell'angelo si ritrova più volte nelle cose
di Andrea. Il disegno, che servì per quest'angelo, fu adoperato da .Andrea, nella pie-
nezza dell'arte sua, per l'annuncio a San Zaccaria, allo Scalzo. Può parere strano che
egli si servisse, proprio per una delle sue cose più belle e più significative, di un di-
segno giovanile, ma le ripetizioni sono assai frequenti nell'arti' di Andrea. Fgli, come
gli altri manieristi, è tanto lontano dalla realtà, che, trovato un tipo, un atteggiamento,
un accordo di colore, se ne serve largamente. Ciò è talora tedioso per chi l'osserva: non è
raro il caso che troppo si senta, a traverso la sua facilità, l'indifferenza e la freddezza.
Certamente, però, un artista, che voleva fare dell'arte sua continuo assorbimento di

1 II Vasari dice, invece, che questa tavola fu
dipinta nel tempo stesso della Natività della Ver-
gine cioè nel 1514. (Edizione cit., tomo V, pa-
gina 17).

2 Sala di Marte, num. 97. 11 Milanesi nota che il

cardinale Carlo de' Medici la prese per sè, e in
luogo dell'originale, mandò una copia. (Vasari,
ediz. cit., tomo V, pag. 17).

3 Nota al Vasari, Firenze, Passigli, 1832-1838,
parte I, pag. 5S2.
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