L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ROBERTO LONGHI

Pesce di Raffaello che era invece già partita da Napoli fin dal 1638 col Viceré Duca di
Medina, mentre il viceregno di Don Pedro cade tra il 1665 e il '70; eppoi servendosi, per
quanto riguarda il quadro di Tiziano, di quella forma reticente: « Si suppone ».

Il secondo argomento ce l'offre l'Isolani, il quale in un opuscolo dove stende una specie
d'atto d'accusa contro Don Pedro per tutte le ruberie da lui commesse in Napoli, non
parla già di spogliazioni di quadri, ma di marmi. 1

Il terzo, di cui i cronologi si saranno già avveduti, discende dal constatare che le
guide di Napoli, anche dopo le spogliazioni di Don Pedro, continuano a citare come esistente
in San Domenico il quadro di Tiziano; più significante ancora che persistano in que-
st'affermazione anche dopo la notizia lanciata dal De Dominici.

Ecco, per esempio, un ventennio circa più tardi delle Vite, il De I.alaude 3 pronto ad
annotare fra le cappelle di S. Domenico: « Dans celle des Pinelli une Annonciation du
Titien ».

Bisogna giungere al 1788, cioè circa mezzo secolo dopo quella che sono ormai tentato
di chiamare l'invenzione di Don Bernardo, per poterne raccogliere il primo tenue riflesso
in queste parole del Sigismondo:' « La Cappella della famiglia Pinelli con un quadro della
Beata Vergine Annunciata che si vuole del celebre Tiziano fatto ritoccare dal Principe
di Belmonte in quest'anno 1788 per essere molto patito ». Notiamo, frattanto, che insieme
colla spina del dubbio il Sigismondo offre un'altra per noi utile testimonianza, quella del
restauro, che difficilmente sarebbe stato richiesto da un quadro che non fosse originale e
di fama, ma copia, e copia recente. 4

Questa preziosa novella del restauro è ripetuta pochi anni dopo dal Celano nella
edizione del 1792; e tale è la scienza acquisita sull'argomento anche nel 1803 quando
Gius. Maria Galante assicura che « Nella cappella della Famiglia Pinelli vi è un quadro
del Tiziano ma è stato ritoccato ». 5

Il regno del De Dominici è invece l'ottocento, romantico, favoloso e, con le prime
pretese di positività, antistorico. Non fa meraviglia pertanto di leggere nella guida cumu-
lativa di Napoli e i luoghi celebri di sue vicinanze del 1845 le parole seguenti, dove
persino l'ambiguità in cui si era mantenuto il De Dominici è sostituita dalla forma recisa:
« La Cappella de' Pignatelli dalla quale il viceré d'Aragona tolse il bellissimo quadro del-
l'Annunziata di Tiziano sostituendovene una copia fatta dal Giordano» (I, 306).

Spacciati! E la stessa falsa precisione ritroverete in Gennaro Aspreno Galante 6
(1873) e in Carlo Tito Dalbono 7 (1876).

La buona scienza napoletana aveva ad ogni modo per più d'un secolo resistito alla
leggenda che l'ottocento pseudostorico accoglie invece a larghe braccia, e da quel momento
l'Annunciazione di San Domenico è completamente dimenticata. Scompare dalle guide
dei forestieri, scompare dalle storie artistiche; neppure l'intrepido viaggiatore Giovan-
battista Cavalcasene nella sua monografia speciale su Tiziano ne fa cenno (1877); nè il
Berenson nel suo catalogo ormai troppo invecchiato dell'opera del maestro (Venetian
Painters, 1890); ne il dotto Gronau; nè la critica francese su Tiziano; nè, e peggio, il Rolfs

1 Isolani G. C, Apologia della lettera stam-
pata sotto il nome di Fra Evangelista di Benedetto
a 15 novembre 1671, Bologna, 1672.

- De Lalande, Voyage d'un francois en Italie,
Venise, 1768-69, VI, 235.

3 Sigismondo, Descrizione della Città di Napoli,
Napoli, Terres, 1788, II, 13.

4 Aggiungiamo qui una volta per tutte che il
restauro sofferto dal quadro non è affatto grave
e non pregiudica pertanto la sostanza dell'opera.

Altre osservazioni esterne che fanno escludere
la copia sono la tela spigata di cui spesso Tiziano
si servì; una giunta nella tela inconcepibile in
una copia; la firma.

5 G. M. Galante, Breve descrizione di Napoli,
1803, p. 240.

6 G. A. Galante, Guida Sacra della Città di
Napoli, Napoli, 1873, p. 242.

7 C. T. Dalbono, Nuova Guida di Napoli, Si-
stema misto (!), Napoli, Morano, 1876, p. 29.
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