L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIUNTE A TIZIANO

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che si riprende invece che alla verità all'errore affermando che l'opera di Tiziano in Napoli
è sparita dopo la notizia del restauro del 1788. 1

Quasi un altro secolo pertanto è occorso per poter ritornare con occhi scevri di leg-
gende fuorché pittoriche alla verità, la quale essendoci apparsa per via diretta e non
attraverso questa lunga cordata libresca ci invoglia ora ad aggiungere qualche parola
diretta sull'opera stessa.

* * *

Anche una prima e rapida delibazione di questa pittura ci fa intuire il suo porsi
approssimato nell'attività secolare del maestro.

In un soggetto d'altronde eosì facilmente schematico come quello della Annuncia-
zione è plausibile che la nostra memoria si rifaccia rapidamente ai vari trattamenti
impressi dal maestro allo stesso motivo.

Viene allora per prima alla mente VAnnunciata di Treviso, opera quasi infante nella
sua intavolatura così patentemente prospettica, dove l'angelo ancor troppo distanzialo
scivola a saltelloni come un passerotto di nido verso la bonaria gentildonna di marca
trevigiana. TI miracolo nel cielo avviene come per via di chiare detonazioni di sagome di
nubi che cascano a guisa di bersagli cromatici secondo un piano prestabilito. E quello stile
dove lo spazio, come direbbe il mio antenato Ridolfi, è «tappezzato di colorite fascie ».

UAnnunciazione di Brescia costretta al sistema bipartito dalle necessità del polit-
tico — l'angelo in un riquadro, nell'altro la Vergine — rivela a fatica la maggiore intensità
vitale e tonale: e non molto dopo a parer nostro — e contro quello di molti che tendono
a riportarla fin verso il '45 — è la Nunziata dello Scalone della Scuola di S. Rocco, dove
la forma è ancora chiaramente incassata nel castone spaziale, e appena velata dal nuovo
involucro di superna « monotonia atmosferica ».

Verso il qual tempo, che dovrebb'essere circa il '35, noi vorremmo anche includere
un'altra Annunciazione che ci avvenne di scoprire poco dopo l'esempio di Napoli; intendo
quella mirabile nei due sordini del coro di S. Maria di Campagna a Piacenza. Ma questa,
che il lettore non potrebbe lì per lì richiamarsi a confronto, sarà oggetto speciale di un'altra
serie di mie « giunte a Tiziano »; basti qui avvertire che per quanto ancora chiaramente
fiorita nei toni locali dell'angelo, e per necessità di situazione decorativa più delle altre
affrontata, essa presenta in alcuni passi dei panni della Vergine una mescolanza e un
approfondimento ditoni che preludono, sebbene di longi, a più inoltrate magie. In nessun
modo però la crederemmo dipinta dopo il '40. 2

Ve tuttavia da far molto cammino per giungere a immergersi nelle colorate brume
di questa Annunciata di Napoli che si intende più facilmente ad un fiato con la Danae
o con la Deposizione del Prado, che non accostandola a quelle precedenti Annunciazioni;
tanta è in Tiziano la forza unificatrice della visione sulla varietà delle motivazioni in-
ventive!

Quella parentela con la Danae, tradotta in arida cronologia suona come decennale
'5o-'6o; e noi leggiamo appunto nel D'Engenio la iscrizione della cappella, che porta:
D. Mariac Dei Matri sacellum hoc in quo per singulos dics sacrum fiat Cosmus Pincllus
dicavit Anno 1557 ».3

1 Rolfs, Geschichle dcr Malerei Neapels, Leipzig,
1910, p. 238.

2 L'opera è, nelle guide locali, attribuita al cre-
monese Camillo Boccaccino artista così disforme
di spiriti dal fare Tizianesco, a parte il grande
divario qualitativo. E inoltre significante che nes-
suno degli scrittori di vite pittoriche cremo-

nesi annoveri l'opera fra quelle di Camillo.

3 D'Engenio, op. cit., p. 287. L'altra frase che
potrebbe far sorgere dubbio sulla datazione e che
dice di Tiziano: «il qual fu chiaro al mondo nel 1546»
non è invece che la formula solita per fissare cro-
nologicamente il fiorire di un artista circa il mezzo
del suo cammino.
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