L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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IL MONA STERI UM SANCII LAURENTII FORMOSI

DI RAVENNA

Adolfo Venturi, venerato maestro, mi fa l'ono-
rifico invito di collaborare a questa sua Rivista
esprimendomi il desiderio di potervi ristampare
un breve mio studio sul Monasteriìim sanctì Lau-
ren/ii di Ravenna, già, nel decorso mese di marzo,
pubblicato su un quotidiano bolognese.

Poiché ([nelle brevi note avevano un sapore pole-
mico, che ora sarebbe meno opportuno, ottempero
all'invito con più adeguata forma e sviluppo.

# * *

Quando, nel 404 d. C, la Corte imperiale si
trasferì definitivamente da .Milano a Ravenna,
traendo con sè uffici e stabilimenti di Governo, si
insediò in quella regione che ora è a cavaliere della
grande arteria urbana che corre da Porta Nuova
a Porta serrata.1

Qui si trovava già un antico palazzo imperiale,
le cui tracce si possono riportare al principio
del III seiolo, ma che certamente risaliva ai tempi
in cui, dopo fondato da Cesare Augusto il grande
Portus classis, si era, da Claudio, nell'anno 42 d. C.
recinto di mura VOppidum municipii focili-rati.

Questo palazzo che diede il nome di Regio Cae-
sarum o Caesarea al luogo dove sorgeva, nel v se-
colo andò sotto il nome di Palatium in Laureto,
fino a che Teodorico non ne rinnovò, negli ultimi
anni del suo regno, quella parte che costituì poi
il Palatium Theodorie.i regis o Theodoricianum.

Ma fra il 404 e il 425 ci appaiono anche le prime
tracce di una seconda dimora imperiale, su quel
territorio dove ora sorgono San Vitale, Santa Croce
e Santa Maria Maggiore. Questo territorio fu,
durante il regno di Yalentiniano 111, annesso al-
Oppidum municipale prolungando il cardo princi-
palis (che correva in funzione di decumanus prin-
cipalis dalla Porta aurea, attraversando il Forum,
al Pons ad domum Augustae) fino alla Porta sancii
Vicloris, aperta nelle mura costruite a recingere
questo nuovo ampliamento. Contemporaneamente

1 l'or queste notizie topografiche e per quelle (he se-
guono vedi la pianta dei Settori Storici della città di Ra-
venna, che è unita alla mia edizione del I.iher pontificali*
ra ennate nella Rista i pa » watoriana, fase, iyfi-107
e se (,'g.

si abbatteva la cinta <\c\YOppidum dalla l'or/a
teguriensis al Pons sancii Michaélis.

Intorno a questa nuova domus, che secondo me
sta al Palatium in Laureto come la Domus sesso-
riana di Roma a! Palatium sid Colle palatino, la
pietà dei Principi, come, con felice intuizione, pre-
sentì il compianto padre Savio e che a me è riu-
scito di meglio chiarire, rinnovò la situazione de!-
Vhortus Philippi di Milano, erigendo una corona di
piccoli sacelli, io arrivo a contarli fino a nove, a
centro dei quali stava Santa Croce: San Vitale ed
Agricola, San Gervasio e Protasio, San Nazario e
Celso, Santo Stefano, San Zaccaria, San Giovanni
Battista, Sant'Apollinare vetUS, San Lorenzo, e
dopo il Concilio di Efeso una memoria dedicata
alla Mafer Domini. Si venne cosi formando intorno
alla domus -ìugus/ae Calice, una situazione affer-
rabilissima per noi nel V secolo, ma non comple-
tamente afferrabile invece (piando nel vi secolo,
dopo la morte di Teodorico, alcune di quelle pic-
cole edicole sacre si trasformarono in sontuosi
templi che mettono capo ad un enigmatico perso-
naggio, Giuliano Argentario, intorno al quale in
ho sollevato un ben grave problema, (piando ho
rilevato che egli fu il dedicator ufficiale delle due
basiliche di San Vitale e di Sant'Apollinare in Classe.
* * *

Galla Placidia sorpresa da una burrasca, mentre
nel 424 ritornava da Costantinopoli coi figli Onoria e
Valentiniano, per assumere in nome di quest'ultimo
l'impero d'Occidente, fece, per ottenere salvezza,
duplice voto alla Santa Croce e all'evangelista
Giovanni. A questi sciolse il voto colla chiesa pala-
tina del Palatium in laureto, per sè e per tutta la
fami già imperiale, come dice la epigrafe che era
collocata sulla parete semicircolare dell'abside:

SANCTO AC BEATISSIMO Al OSTOLO IOHANNI EVAN-
GELI STAI'- GALLA PLACIDIA A\'GUSTA CVM FILIO SVO
PLACIDO VALENTINIANO AVGVSTO ET EILIA SVA
IVSTA GRATA HONORIA AVGVSTA LIBERATIONIS PE-
RICVLVM MARIS VOTVM SOLVVNT;

alla Santa Croce, in nome ancora dei suoi, ador-
nando la Basilica sessoriana di Roma:

REGES TERRAE ET OMNES POPY LI PR1NCIPES
ET OMNES IVDICES TERRAE LAVDENT NOMEN DOMINI.
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