L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ALESSANDRO TESTI RASP0N1

non longe a monasterio sancii Iohannis evangeliste...
Verantamen monasterium Sancii Lamentìi levitae
et martyris Christi quod vocaiur Formosum cum
omnibus possessionibus suis... sitimi in hac rivi-
tate Ràvannae non longe ab isto monasterio sancii
V itali s.

È contemporaneo o di pochi anni posteriore alla
fondazione del monastero di San Vitale lo stabi-
lirsi dei monaci di Santa Maria di Pomposa, entro
Ravenna in Santo Stefano maggiore dove posero
la loro domus rectoralis urbana. Oltre Santo Stefano
ebbero subito anche il possesso dei due monasterio
aneti Zachariae e sancii Iohannis baptistae et Bar-
batiani, vicinissimi tutti a San Vitale; in altre
parti della città i monasteria sanctae Mariae in
Xenoiìocìiio vicino alla porta Sancii Laurentii e
sancii Stephani lunioris qui fit dei V feria, che
era la basilichetta testé venuta in luce e demo-
lita per dar luogo alla costruzione del nuovo pa-
lazzo delle Poste.

Nel 957 San Zaccaria e San Giovanni e Barba-
ziano erano già uniti sotto unico rettore secolare:
lohannes diaconus et camerarius sancle ravennatis
ecclesie et abbas monasterii sancii Zacharic et sancii
Iohannis bap/iste; l'ultimo di questi rettori è nel
20 maggio 988: Paulus qui vocatur subdiaconus per
Dei misericordiam sanate ravennatis ecclesie et
abbas monasterii sancti Iohannis qui et Barbaciani,
che non si qualifica come titolare anche di San
Zaccaria perchè in questo atto dispone solo di beni
appartenenti al benefizio di San Barbaziano. Ma
nel 22 novembre 1012 troviamo già Guido abate
di Pomposa che possiede beni territorio Ravenne
in regione que vocatur Ariesto che è il Regesto della
carta di San Vitale del 1062.

È dunque intorno al 1000 che i monaci pompo-
siani ncscmo a fissarsi stabilmente in Ravenna.

Per l'argomento di cui mi occupo trovo ancora
nell'Archivio <li Pomposa questi documenti «li
valore topografico:

Il 15 giugno 957 Onesto suddiacono della chiesa
ravennate e abbas monasterii sancti Iohannis qui
et Barbaciani fa concessione enfiteutica di una man-
sione pedeplana cum culle sua ante se et horticello
retro se... in regione basilica sancti Vitalis, ab uno
latere alio horticello iuris monasterii, ab alio iuris
monasterii sancti Zacharie, a lercio platea publica
percurrens a porta que vocatur Teguriense a quarto
introitimi et exoitum comune qui pergit ad basiiicarn
sancti Stefani qui vocaiur maioris.

Il 20 marzo 957: Iohannis diaconus et camerarius
sancle ravennatis ecclesie et abbas monasterii Sancti
Zacharie fa concessione di una saltici ola pedeplana...
murotis clausa, tegulis et imbricibus seo sind\olis
celo leda] cum curie sua ante se et ittxta se posita et
porcionem de. puteo... et cum omni petra que inibi

inveniuntur supra et subtus terra... in hac civitate
Ravenne iuxta basilica sancti Vitalis martiris, ab
uno latere iuris ipsius monasterii sancti Zacharie
ab alio iuris monasterii sancti Barbatiani, a tercio
possident heredes quondam Andreas consulis de
Teofillatus, atque a quarto... Ivaldo.

Il 29 maggio 1031 l'arcivescovo Gebeardo nel
sinodo tenuto a Tamara, concede a Guido di
Pomposa un privilegio col quale gli conferma la
pieve e la corte di Ostellato ed i monasteria quorum
sunt nomina, idest sancti Stefani qui vocaiur maio-
ris et monasterium sancti Zacharie cum omnibu
pertinentiis sicut relegitur in anteriora praecepta
a nobis nostrisque predecessoribus concessa.

Il 30 aprile 1040, in altro sinodo tenuto a Ferrara
Gebeardo rinnova all'abate Guido oltre la pieve e la
corte di Ostellato i monasteria quorum hec sunt
nomina idest sancii Stephani qui vocaiur maioris
et sancti Barbatiani et sancti Zacharie atque sancii
Stefani qui vocatur iunioris, et monasterium sancte
Marie que vocatur Xenodochium, secondo gli ante-
riora precepta et que in illis religuntur.

Disgraziatamente qui si ferma la documenta-
zione pubblicata dal monaco Placido Federici nel
suo Rerum pomposianarum scriptores, e non ho
sottomano i resti di quell'Archivio, che sono ora
conservati nella Hadia di Monte Cassino. Tuttavia
nel nostro Archivio arcivescovile esiste copia di
una transazione arbitrale delegata dall'arcive-
scovo Gerardo e dall'abate Gualfredo ad Ales-
sandro vescovo di Forlì, il quale, il 29 aprile 1188,
landò che la pieve e la corte di Ostellato e il porto
di N'olano e tutte le concessioni latte da Gebeardo
e dai suoi predecessori dovessero essere confer-
mate al monastero pomposiano, ma alla condi-
zione che excipiantiir /amen de hac confirmalione
ecclesia sancti Stephani maioris et ecclesia sancti
Barbatiani et sancti Zacharie atque sancti Stefani
iunioris et monasterium sancte Marie que vocatur
Senodochium. Ita tamen quod pertinentie et posses-
siones ille que prenominale ecclesie tempore precepti
Gebeardi concesse sunt in hac confirma/ione per-
maneant, excepto si quod archiepiscopus modo habet
ve! aliuspro eo prò ravennati ecclesia.

I monaci pomposiani escono dunque da Ra-
venna, ed abbandonano la loro residenza di Santo
Stefano maggiore; ciò segnò il decadimento e la fine
di quella insigne basilica alla quale l'ultimo colpo fu
arrecato dai benedettini di San Vitale che prose-
guivano il loro piano di espansione occupando tutto
il territorio circostante, e togliendo di mezzo ogni
vicinanza molesta. Allo stesso modo c'opo il 1568,
per il decadimento della famiglia delle benedettine,
in seguito al noto scandalo del (piale la liquidazione
fu commessa alla badessa di Sant'Andrea maggiore,
donna Felicia Rasponi, veniva demolito il mona-
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