L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

II. - Arte europea fino al XIII secolo.

Sardis, Publications of the American Society for
the excavations of Sardis. Voi. V: Roman and
Christian sculpture - Parte ia « The sarcophagus
of Claudia Antonia Sabina and the Asiatic sar-
cophagi bv Charles Rufus Morey ». Published
by the American Society for the Excavations
of Sardis 1924.

Da quando l'Ainalov illustrò il frammento cristiano ber-
linese di sarcofago asiatico — e fu intorno al 1900 — le
scoperte e le pubblicazioni di queste suggestive, e tuttora
un poco misteriose, sculture si seguirono ininterrotte; nelle
pagine dell'Arte vi portò buon contributo, nel 1906, Antonio
Muùoz. Presentando un nuovo sarcofago teste ritrovato a
Sardis, in Lidia, Charles Rufus Morey ordina e commenta
la serie ormai copiosa, alla luce di nuovi principii di
metodo.

La tomba di Claudia Antonia Sabina, [emina con-
sularis, stava nel portico di un edificio tricoro, comune
in Asia Minore, nel secolo secondo dell'era volgare. Il
coperchio con le figure recumbenti della titolare e di altra
giovane donna (forse la figlia) ripete il consueto motivo etru-
sco-romano, con qualche singolarità nei fulcro, simili a quelli
dei sarcofagi di Mira e di Melfi. L'acconciatura calamistrata
dei due ritratti ricorda una testina muliebre di quest'ul-
timo monumento, datato dall'anno 169 d. C. e, in genere,
l i moda romana fra il 150 e il 175. Chiaro, dunque, il tempo.
Quanto al luogo d'origine, il Morey non dubita che il marmo
sia lidio, e scolpito sul posto. Si tratta di uno di quei sar-
cofagi asiani (cioè della provincia romana dell'Asia) di cui
parla l'iscrizione di Tosimo in Licia. Il titolo di Sidamara
vien per tal modo spodestato. Seguendo i larghi criteri del
YVcigand, che trasportò la ragion distintiva dalla compo-
sizione allo stile e al modo dell'intaglio, l'autore delinea due
grandi scuole, che corrispondono geograficamente alla pro-
venienza originaria (supposta o documentata) dei rispettivi
esemplari: il gruppo lidio, con centro di produzione Efeso,
comprende i sarcofagi di Smirne, Dentili, Myra, Megiste;
l'altro, cui vien lasciato provvisoriamente il nome di Sida-
mara, quelli provenienti dall'interno, Eskishehr, Kutaya,
Alashelir, Sagalassos. Il gruppo lidio — nota il Morey —
è strettamente locale, per evidenti prestiti dai motivi ar-
chitettonici della contemporanea biblioteca d'Efeso; gli
esemplari Sidamarensi, all'incontro, oltre che valersi di
un marmo nordico e lontano dalla provincia lor titolare,
il proconneso, appaiono inegualmente dispersi per il mondo
antico, sì da far pensare ad una diaspora artistica, ad una

specie di atelier viaggiante, simile alle compagnie dei maestri
comacini. Nè la cosa par strana, a chi pensi! e molte segnature
di artisti asiatici su monumenti italiani dal primo al quarto
secolo d. C. Si spiegherebbe così la frequenza de' sarcofagi
di questo tipo in Italia; ed anche certa disuguaglianza
tecnica, per modificazioni o ritocchi apportati da collabo-
ratori occidentali. Si imitarono largamente: e il Morey cita
sei esemplari sparii; tra i quali i due vaticani del Belvedere
e quello Riccardi dalla porta socchiusa.

Quanto vi sia di definitivo in queste nuove attribuzioni
dirà il tempo. In tanto empirismo degli studi protocristiani,
è utile ogni ricerca che porti a raggruppare con sistema le
famiglie dei monumenti, anche ov'esse persistano a celare
nome e cognome e patria. La comparazione sottile disco-
pre sempre nuovi indizi di riconoscimento. Si cominciò nel
nostro caso dallo scompartimento architettonico; poi fu
notato il pulvino, col caratteristico tridente; poi il modo
d'intagliare l'ornato in genere: ora il Morey raccoglie sotto
ventidue tipi le figure decorative, che tornano con persistenza
nei sarcofagi dei due gruppi, mostrandone l'unità d'origine.

Sono figure di muse, di poeti, di eroti; i Dioscuri; l'Afro-
dite del tipo di Capua, prototipo alle Vittorie della Colonna
Trajana e di Brescia; atleti, filosofi; varianti di statue famose
del iv secolo a. C; reminiscenze distele; di leciti: prima sin-
golare apparizione dell'umanesimo, quale studio condotto
non più direttamente sull'uomo, ma sulle opere sue. Donde
quel fascino velato e romantico, descritto così bene da
Reiuach e Mendel: « Cette sculpture blonde et virgilienne,
dont la langueur attristée et la gracc dolente ont quelque
chose de moderne ». Purista, malgrado qualche contamina-
zione romana, la tendenza lidia, che il Morey chiama neo-
attica; eclettica la scuola di Sidamara, che la segue nei mo-
tivi, come nel tempo: e dal gusto orientale, deriva il chiaro
scuro pittorico.

L'esplorazione, per queste vie, è fertile, e non vorrà fer-
marsi alle prime battute. I caratteri stilistici che fecero
accostare ai sarcofagi con architetture altri di scene indivise,
tipo Terranova, permetteranno forse di includere ne l gruppo
anche statue isolate, che per dimensioni e per tecnica sem-
brano imparentate con quegli altorilievi: alludo, fra l'altro,
ad una serie di figure d'Ercole, rappresentato nelle sue varie
fatiche, di cui il Museo Vaticano offre parecchi esemplari.
E poi che me ne viene il destro, chiedo agli studiosi, che in
materia la sanno lunga, perchè si siano trascurati i due li-
lievi con la centauromachia nella sala delle Muse al Vaticano
e i pannelli con le imprese d'Ercole (n. 431) nel Gabinetto
delle Maschere; i quali, e per soggetto e per intaglio, non mi
sembrano riiuoti dal genere di cui ci occupiamo.
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