L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

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italiani e stranieri prevalentemente del fioo. Tra quelli del
secolo precedente notiamo uno Sposalizio di S, Caterina
attribuito al Parmigianino e un .S. Giovanni Battista attri-
buito al Correggio.

Come giustamente è detto dal Malaguzzi Valeri tali quadri
sono però da ritenersi come opere di scuola. Il S. Giovanni
Battista è da mettersi agli altri S. Giovanni attribuiti al
Correggio, o ritenuti copie antiche, in cui si è voluto trovare
una parte del perduto trittico che adornava la chiesa di
S. Maria della Misericordia in Correggio.

Così pure è opera di un imitatore il S, Sebastiano curato
da Irene, che mostra del Caravaggio solo il lato esteriore,
tecnico senza che in nulla vi appaia la visione pittorica della
realtà propria di quell'artista.

Sarebbe bene, ad ogni modo, metter d'accordo le attribu-
zioni del testo con quelle della diciture, che accompagnano
le riproduzioni (anche se queste fossero le attribuzioni della
galleria) per evitare una molesta contraddizione, e anche
qualche volta una sorpresa di ehi guardi le illustrazioni prima
di aver letto il commento che le accompagna.

Vincenzo Golzio.

Mario Labò, La Quadreria delia «Società lìco-
nomica» di Chiavari.

Mario Labò illustra brevemente in un opuscolo (estratto
dagli Atti della Societì Economica di Chiavari, anno 1922)
la Quadreria di detta Società.

Presenta con sobrie e dense note illustrative allineate in
forma di catalogo tutte le opere; fra le quali di considerevole
importanza rimangono il Gabinetto di un amatore di Franz
Franrken il giovane (Anversa 1581-1642). Due « Magnasco »
assai belli; un Sanile calmato dal giovine David, di Alessandro
Tiarini; e una Madonna col Bambino sulla quale il Labò
si trattiene particolarmente discutendo un interessante pro-
blema di pittura genovese. Egli avanza l'ipotesi di una
copia o di un rifacimento o di una derivazione di soggetti
simili trattati dal Van-Dyck nel suo periodo italiano. (Vedi
Madonna della Coli. Kann di Parigi, e quella della Coli.
Spraguc di Chicago). Attribuirebbe questa derivazione o
copia a Giov. Andrea Deferrari: confortando la sua opi-
nione con argomenti tratti da uno studio stilistico e con
documenti testimonianti commissioni di copia di Yan Dvd;
date dai Brignolc-Salc al Deferrari.

(.?• <!■)■

Musico Corrkai.e di Sorrento. Milano, Bottega
di Poesia, 1924.

È una Guida del Museo di Sorrento, accurata e redatta
con diligenza e con gusto dal Duca Giovene che si occupa
delle cose di Sorrento.

Alla guida sono annesse alcune tavole, belle riproduzioni di
quadri, oggetti d'arte e vedute delle eleganti sale del Museo.

A. B.

F. I. Sanchez Cantón, FuenteS hlerarias para la-
ti istoria del Arte espaùol, tomo I (sec. xvi).
Madrid, 1923, pp. 480. 20 pesetas.
I rapporti tra gli artisti italiani e quelli spagnoli tra

il xv e il xvi secolo, ebbero pochi ricercatori nel campo della
storia dell'arte, né si tenne, per il passato, gran conto del-
l'importanza che può avere la definizione delle reciproche
influenze tra le scuole italiane e gli artisti spagnoli. Una
benemerita società di studi in Spagna, la « Junta para am-
pliación de estudios e investigationes cientificas » aveva
da tempo apprestato il materiale anche per questo lato di
studi storico-artistici, e il bèi volume del ( antón dà un sag-
gio della attività svolta dagli studiosi spaglinoli intorno alle
fonti meno conosciute per la storia dell'arte spagnola nel
( tnquecento,

11 posto che gli artisti italiani occupano in questa rasse-
gna, e l'aspetto teorico di tutto il volume, rende uno studio
come questo del Cantón di viva utilità per la storia del-
l'arte. Come l'A. stesso osserva nella prefazione, lo spazio ri-
servato agli storici dell'arte spagnola è poco in confronto
a quello lasciato per i trattatisti dell'arte: ma a noi sem-
bra che, per quanto riguarda la critica d'arte, il volume ac-
quisti da tale disparità un interesse maggiore, giacché la
parte più viva della critica artistica del Cinquecento e del
Seicento è quella rivelataci dai trattati. Il volume comprende
frammenti o interi capitoli dei principali scrittori d'arte
dai primi del Cinquecento ai primi del Seicento, ma l'A.
giustamente non ha limitato la sua ricerca ai maggiori tratta-
tisti e storici, introducendo invece anche brani di pittori,
d'architetti o di storici per la maggior parte poco noti. Cosi,
accanto al primo libro pubblicato in Spagna intorno al-
l'arte (Medidas del Romano, por Diego De Sagredo) la cui
prima edizione fu impressa a Toledo nel 1526, si trova pub-
blicato ancora una volta il « Dialogo » di Francisco de Hol-
landa del 1548: accanto al raro opuscolo di Gaspar Gutier-
rcz de los Rios, stampato una sola volta nel 1600, quel-
Vln eniosa comparacìón cntre lo antiquo y lo presente
(I531)) opera che non ha solo valore per il Rinascimento spa-
glinolo, ma che fornisce preziosi documenti per lo studio di
tutta l'arte del Rinascimento.

11 Cantón fa precedere alla trascrizione delle pagine dei
trattati una breve notizia intorno agli scritti che si riferi-
scono all'arte del secolo xvi, non inclusi nella sua raccolta,
ma si tratta, in gran parte, di traduzioni o aggiunte a trat-
tati conosciuti. Della maggiore importanza è, poi, la « Hi-
storia de la Orden de S. Geronimo » di José de Sigùenza,
scritto del 1602, notevolissimo riassunto di giudizi intorno
all'arte spagnola e italiana studiata nelle opere conservate
in Spagna; vi si trovano descritte ed elencate le opere dei
nostri artisti negli edifici spagnuoli, e illustrate particolar-
mente le pitture di Luca Cambiaso, di Federico Zuccari e,
poi, di Pellegrino Tibaldi, sulle pareti dell'Escuriale. A que-
sto proposito è utilissima la lettura della breve Venida
de Federico Zucaro pintor (pag. 400) in cui il minuzioso
storico indaga le ragioni per cui le pitture dello Zuccari non
sembrarono all'altezza della fama dell'illustre pittore ita-
liano. Con grande accuratezza poi vi sono descritti gli af-
freschi di Pellegrino Tibaldi che, lavorando all'Escuriale,
seppe creare una vera scuola di artisti spagnuoli educati alla
sua larga maniera decoràtiva. E, infine, dopo aver scorso
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