L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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ARTE FERRARESE DEL RINASCIMENTO

oliti Deputazione ferrarese di Storia Patria

I tarocchi, traduzione in linguaggio popolare dei costumi, della cultura, delle idealità
del Rinascimento, noti generalmente sotto il nome del Mantegna, o almeno come opera
di scuola veneziana, sono invece esemplari singolarissimi dell'arte ferrarese quattro-
centesca. La serie principia con la rappresentazione delle categorie sociali: il mendico
(misero) avanza rattrappito come per freddo, poggiato al bastone, affranto; tutto, intorno
a lui, parla miseria: un muraglione cadente, le piante brulle e spinose: tutto lo perseguita:
i cani gli s'avventano; poi giunge il servitore (fameio) di potenti" casata, bel giovane in
vesti attillate alla snella persona, intento a portare con precauzione sulla mensa padro-
nale il recipiente che tien fra le mani. L'artigiano è un fabbro al banco, tra gli utensili
del mestiere, assistito nel lavoro da un garzone: il mercante avanza assorto nei suoi conti,
di null'altro preoccupato che del foglio cui appunta lo sguardo, mentre il gentiluomo
della quinta carta passeggia dinoccolato, con un dito nella cintura e il falco in pugno,
seguito dal paggio che tiene a guinzaglio i cani. Il gentiluomo elegante impiega nella
caccia i suoi ozi; il cavaliere si irrigidisce mettendo mano alla spada che completa la
snellezza del suo costume; il doge, tra le figure men significative della serie, inoltra incar-
tapecorito, col peso del suo robone; il re, svelto giovane, è un vero re di carte da gioco,
quale può figurarselo la fantasia popolare, seduto in trono, lo scettro in una mano, il
diadema in testa, superbo, emblematico nella frontalità della posa; l'imperatore, carico
d'anni, s'incurva sotto il peso della corona che schiaccia la testa barbuta, del globo che
opprime la mano: un'aquila lo custodisce. Al sommo delle gerarchie terrestri è il papa, in
cattedra, in posa simbolica come quella del re: impugna nella destra le chiavi, la sinistra
tien sul ginocchio il volume della scienza divina. Dopo le gerarchie, le Muse, con stru-
menti musicali, ad eccezione di Clio (fig. i), che avanza col cigno: corteo d'onore ad Apollo,
rappresentato nella carta ventesima all'incirca come il re nella carta Vili. Sovrano delle
Arti, siede in un trono composto da due cigni; ha la testa diademata, un ramo d'alloro
per scettro, i piedi poggiati sul globo stellato, che egli indica come suo regno. Avanzali,
dopo le Muse, le Arti: la Grammatica, vecchia rugosa con una lima e un vasetto tra le
mani; la Logica che arretra come presa da spavento alla vista del drago ingabbiato da
un velo; la Retorica, reginetta di fiaba con la testa incappucciata da un fantastico dia-
dema, uno spadone in mano, due minuscoli araldi ai lati; la Geometria sollevata nei
cieli da una nuvola, e intenta a tracciare figure nell'aria; l'Aritmetica, donnetta avara
che snocciola una ad una le monete sul palmo della mano; la Musica seduta sopra
il cigno, fra i suoi strumenti; la Poesia, pastorella inghirlandata, che modula i ritmi
sull'esile suono del flauto; la Filosofia, in sembianza di Minerva, armata di lancia e dello
scudo con la Gorgone; l'Astrologia alata, diademata di stelle, con l'emblema del firma-
mento; la Teologia, erma bifronte eretta dietro il cerchio del cielo stellato. Seguon tre
geni: Iliaco, con l'emblema del sole, Ckronico con un drago, Cosmico col globo. Poi le
Virtù cardinali e teologali: la Temperanza con i soliti attributi delle anfore; la Prudenza,
altra erma bifronte in atto di specchiarsi; la Fortezza, barbara guerriera che spezza una
colonna e si presenta in compagnia di uno scapigliato leone; la Giustizia, tesa nello sforzo
di reggere la spada e le bilance, e scortata da una cicogna; la Carità, non figurata dal
poetico grappolo di donna e putti, ma da una immagine che s'apre la tunica e mostra

L'Arte. XXVIII, 12.
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