L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIOVANNI DA S. GIOVANNI

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pimento entro quella stessa fuga di Arcangeli, di scenza diretta e nuova sono molte ed evidenti:

Cherubini, di Serafini. Si è presi ed assorbiti da una I dipinti raffaelleschi, della Sala della Signatura,

sottile nebbia d'oro che sembra diffusa nell'aria; la Scuola d'Atene e la Disputa del Sacramento do-

qualcosa di musicale, di sinfonico è nell'opera con vettero assai impressionarlo,
tanto ardire concepita e creata. * * *

Pregi indiscutibili ànno anche gli undici pan- È bene dire qualche parola sulle influenze eser-

nelli, che con varia sagoma si allineano nella curva citate da altri autori sulla formazione e sull'opera

Fig, 14 — Giovanni da San Giovanni: Maometto e il Tempo
nel Gabinetto degli Argenti a Pitti (Fot. Alinari).

parete della tribuna. Segnaliamo particolarmente
il secondo a sinistra: San Pietro che battezza dal
carcere.

L'opera più complessa, organica che è forse mi-
gliore ho detto: anche se meno originale, meno
strettamente personale delle due opere della per-
manenza in S. Giovanni Valdarno. Giovanni a
Roma vide l'opera di Raffaello. Nelle decorazioni
dei SS. Quattro Coronati le traccie di questa cono-

di Giovanni Mannozzi. Anche per giustificare le
affermazioni, prima fatte, della sua indiscutibile
personalità. Tuttavia traccie di reminiscenze, di
improvvisi e fugaci entusiasmi, segni di piccoli
tributi pagati a questo o a quell'autore sarà age-
vole trovare. \

Giovanni senti il caravaggismo imperante, in
un ben determinato e circoscritto periodo della sua
arte: circa il 1619-20. In quel torno di tempo de-
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