L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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GIUSEPPE DELOGU

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coro la facciata del palazzo di Niccolò dell'Ari-
teli a a piazza Santa Croce in Firenze dipingendo
l'Amorino dormiente, « non ebbe difficoltà di co-
piarlo da simil figura, che oggi è nel palazzo del
Serenissimo, fatta per mano del Caravaggio ».

unica opera traccie d'influenza caravaggesca, come
in opere dello stesso periodo (esempio eloquentis-
simo le due lunette all'oratorio della Madonna in
San Giovanni Valdarno, sopra illustrate) manciù
il più lontano accenno alla pittura di quell'autore.

Del 1620 è il quadro ad olio che si trova nell'ora-
torio della Madonna in S. Giovanni in Valdarno
rappresentante la Decollazione di San Giovanni
Battista. E questa l'unica opera che rivela chiara-
mente come Giovanni sia stato attratto per un
momento, completamente, nell'orbita caravag-
gesca. Tanto completamente da lasciar supporre
che egli siasi sbizzarrito ed incapricciato di cara-
vaggismo piuttosto che essersi seriamente rivolto
allo studio di quel geniale e personalissimo pit-
tore.

Tanto più s'è autorizzati a pensar questo
quanto più si osserva come spariscano dopo questa

Oso credere che non sarebbe lontano dal vero chi
pensasse che Giovanni Mannozzi abbia fatto
questa Decollazione più per mostrare ed ostentare
bravura, versatilità verso ogni moda che per
sentimento intimo o profonda convinzione. A
favore di questa tesi militano queste osservazioni:
l'opera è così diversa da ogni altra che si stente-
rebbe a crederla sua se non vi fossero inoppugna-
bili documenti; quanto si manifesta in questa
opera non è un caravaggismo, per così dire, di prin-
cipii ma di forma, servile. Il realismo caravag-
gesco è qui portato alla brutalità; e il principici
luministica (cui fu sempre estraneo) vi è esasperato.
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