L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 28.1925

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UN CAPOLAVORO DEL BOCCACCI NO IN ROMA

Cremonese, già ascritta al Romanino, il filo d'oro impercettibile che trattiene la seta delle
chiome di Maria. Il colore, gemmeo, ha note di rara delicatezza, come la tenue policromia
delle ali, che trapassa dall'azzurro al marrone e nell'ala destra si lumeggia di rosa, dove
i riflessi del mattino la raggiungono. Tra il rosso intenso del manto e il tenue colore delle
ali, la chioma inanellata, morbida, aurea, insinua il suo tono calmo, velato, come tutta
velata è la luce che dall'alto scende a illuminare la scena. Nella cupola s'intona un ritmo
di vari colori sulla dominante nota di un marrone dorato. Meravigliosa la lampada:
scintillìo di gemme, tenuità di lamine auree, trasparenza di cristalli.

Nessuna vivacità narrativa nel placido Cremonese: Maria, grave, segue tutta attenta,
con gli occhi chini sotto le palpebre di bianco raso, le parole del libriccino d'ore, e non s'ac-
corge dell'angelo in ginocchio dinanzi a lei; Gabriele benedice senza che un fremito d'aria
muova le sue ricche vesti o una scintilla d'emozione animi gli occhi lenti: tutta la cura del
pittore si volge all'apparato splendido e signorile, al contrasto tra il calmo chiarore diffuso
sul volto di Maria e l'ombra calda che avvolge l'aggraziato profilo dell'angelo, e soprat-
tutto alla luce di raso che sfiora, dietro l'altare, la conca dell'abside. Nessuna opera,
tranne la ben nota Sacra Conversazione di Venezia e il ritratto di Isabella d'Este nella
raccolta di disegni agli Uffizi, ci fa conoscere, come questo quadro, l'elezione di gusto
propria al pittor Cremonese, passato da Ferrara e da Venezia senza smentire mai la sua
natura tranquilla e la sua indifferenza al dramma, pago di vivere in contemplazione di
ciò che è fiorito e lucente, di rivelare la propria virtuosità d'orafo-pittore.

Adolfo Venturi.
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